Uno dei temi ricorrenti di cui si sente parlare nelle aziende è quello della digitalizzazione. Nonostante siano passati molti anni da quando si è iniziato a far migrare i modelli di business verso il digitale, c’è ancora molta strada da fare.

Praticamente tutte le aziende tradizionali, che non sono start-up da almeno un lustro, si sono trovate nella necessità di dematerializzare una serie di processi che esistevano già e costituivano il cuore pulsante del business.

Ovvio, quindi, che abbiano fatto le cose con calma e per gradi: digitalizzare è un processo impegnativo e se qualcosa dovesse andare storto, il danno sarebbe potenzialmente enorme.

Per questo, ancora oggi, il mercato si trova in una fase di transizione, con molte grandi aziende che hanno iniziato il movimento verso il cloud e la dematerializzazione dei processi, ma che non sono ancora giunti alla operatività pienamente digitale.

Red Hat è una delle aziende che sta vivendo in prima persona questa migrazione del mercato, dal momento che il suo portfolio di prodotti e servizi punta proprio a fornire tutto il necessario per far funzionare un’azienda nella maniera più moderna.

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Gianni Anguiletti è country manager di Red Hat Italia.

Digitalizzare vuol dire guadagnare in efficienza ed eliminare costi: vantaggi che le imprese hanno ben capito, come dimostrano gli investimenti che stanno mettendo a segno.

“Red Hat cresce a doppia cifra” – ci dice Gianni Anguiletti, country manager di Red Hat Italia – “nonostante il mercato dell’informatica in generale non possa dire lo stesso”.

Red Hat registra rispetto allo scorso anno una crescita mondiale del 18%, con ricavi complessivi di 2,4 miliardi nell’anno fiscale 2017 (che si è chiuso a marzo). Ben 2,1 miliardi di questa cifra sono rappresentati dal valore della sottoscrizione di licenze dei loro prodotti, un asset importante dato che una licenza si rinnova periodicamente, mentre nell’ultimo anno fiscale sono stati registrati 3 miliardi di dollari in ordini.

“In Italia, la crescita è solida, costante e molto soddisfacente” – risponde Anguiletti alla nostra domanda sul mercato locale. “Non posso dare numeri precisi per policy aziendale e vincoli burocratici, ma le percentuali di crescita sono allineate a quelle di Paesi più grandi come la Germania e la Francia, oltre che superiori a quelle degli Stati Uniti dove la crescita è più lenta in quanto il mercato è già molto ben sviluppato”.

Grandi soddisfazioni stanno arrivando anche e soprattutto dallo sviluppo di tutte quelle tecnologie che non sono Red Hat Enterprise OS, con i comparti SDS, Iaas e Paas che hanno messo a segno un +36%.

“Questo” – ci spiega Anguiletti – “denota una maturità del mercato italiano che ci ha addirittura sorpresi. Dopo il primo approccio, timido, con il cloud, le imprese hanno capito le potenzialità del mezzo e in molti casi ‘saltano’ la soluzione IAAS per andare direttamente su quella PAAS, dove riescono ovviamente a sfruttare ancora meglio le dinamiche del cloud.”

E probabilmente anche al fatto che il mercato matura molto velocemente si deve il successo delle soluzioni aperte: “i nostri clienti non sono obbligati a usare tutto software Red Hat per sviluppare i propri sistemi, anzi. Ogni pezzo può girare per conto proprio su sistemi operativi diversi dal nostro e integrarsi con software di terze parti o sviluppati internamente” – conclude Anguiletti.

Del resto, un’azienda che si fonda sull’apporto del canale indiretto, dal quale arriva il 75% del fatturato globale e un po’ di più qui in Italia, deve poter garantire ai propri partner un adeguato spazio di manovra, per poter rispondere in maniera adeguata ai bisogni dei clienti.