La nave Aquarius di Sos Méditerranée sbarca a Catania questa mattina con le ultime 421 persone salvate nel Mediterraneo in questo weekend di rinnovate partenze dalla Libia e la Ong denuncia: “Noi costretti dalla Guardia costiera italiana ad osservare impotenti operazioni dei libici che riportano indietro le persone”.

L’accusa rilancia quanto avvenuto in questi giorni nel Mediterraneo quando le navi umanitarie ancora presenti, in più occasioni, nonostante avessero individuato gommoni in difficoltà e fossero state inviate sul posto, sono state poi fermate e ricevuto l’ordine di rimanere in stand by perché, nonostante l’operazione fosse in acque internazionali, si è preferito dar priorità alle motovedette libiche anche se queste non erano ancora arrivate.

La denuncia della Ong: "Soccorsi in mare fermati da Roma, noi costretti a guardare impotenti"

Migranti in attesa di sbarcare a Palermo dalla nave Aquarius, lo scorso ottobre

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Proprio la nave Aquarius è rimasta in stand by per quattro ore in attesa di una motovedetta libica che poi non è mai arrivata. Mentre i migranti disperati chiedevano aiuto. Gli ultimi sbarcati in Italia possono considerarsi davvero miracolati. Sono 421 soccorsi dalla Aquarius appena arrivata al porto di Catania. Quasi tutti eritrei e somali, il 40 per cento donne.

Nicola Stalla, coordinatore dei soccorsi di Sos Méditerranée, racconta: “Abbiamo individuato il gommone che sapevamo, considerate le condizioni meteo e quelle dell’imbarcazione stessa, poteva rompersi e affondare da un momento all’altro. Siamo rimasti pronti ad intervenire con il nostro team e il nostro equipaggiamento professionale. Durante le quattro ore di stand by le condizioni meteo sono peggiorate aumentando cosi il rischio di naufragio”.

E Sophie Beau, cofondatrice e vicepresidente di Sos Méditerranée international, accusa: “Questo drammatico avvenimento è stato estremamente duro per i nostri team, costretti ad osservare impotenti operazioni che rimandano in Libia persone che fuggono quello che i sopravvissuti descrivono come un vero inferno e che noi non abbiamo mai cessato di denunciare dall’inizio della nostra missione. Sos Méditerranée non può accettare di vedere essere umani morire in mare né di vederli ripartire verso la Libia quando la loro imbarcazione è intercettata dalla Guardia costiera libica. Nonostante le condizioni attuali particolarmente difficili in alto mare il nostro dovere è di restare presenti per soccorrere coloro che cercano di fuggire l’orrore dei campi libici, per proteggerli e per continuare a testimoniare la realtà vissuta da questi uomini, donne e bambini in cerca di protezione”.