Tutti sanno dell’accordo del decennio in campo automotive, quello FCA-PSA, ma prima di questo è stato fatto anche un FCA-Tesla. Non che si vedano in strada una nuova Tesla-Punto o una Model-Panda, a breve; ma a monte, nei flussi di carta e denaro, l’accordo permette al buon Elon certi incassi e a FCA di respirare.

Già, un flusso “dovuto” per questioni di regole sulle emissioni in cui FCA non poteva goder sonno leggeri come Tesla, salvo pagare cifre ancor più elevate in sanzioni. Un accordo, grazie al quale la società di Elon Musk viene remunerata: circa 1,8 miliardi di euro.

Conformità Vs Estensione industriale

A cosa servono in pratica, questi flussi? A FCA per pura forma, “conteggiando” parte delle belle auto elettriche premium americane come se fossero parte del volume del gruppo, mediando così le emissioni allo scarico (con lo 0 Tesla) verso il basso. Serve a essere conformi, in attesa di “quotare” le emissioni ridotte delle piccole Fiat elettrificate.

A Tesla invece? Beh, volendo fare i conti in modo grossolano e polemico, il denaro che Fiat e Alfa (come tutti i marchi di FCA) hanno in qualche modo fatto fluire verso Tesla, finanzia in parte la costruzione della prima fabbrica europea Tesla.

Discorso “tirato” e ufficioso certamente, ma che fa un po’ senso: pensare che in tempo di auto in crisi, di industria tricolore ai minimi, almeno quella generalista, proprio con l’aiuto di risorse economiche anche dei marchi tricolori sorge la novità industriale europea dell’auto anni Venti. In Germania però: entro l’anno prossimo dalle parti di Brandeburgo. Target 500mila auto, elettriche americane made in Europe, all’anno.