MILANO – Ore 10:30. Avvio spumeggiante sui mercati europei e forti rialzi anche per i future su Wall Street nonostante il coronavirus abbia mandato in calo il Pil cinese per la prima volta almeno dal 1992. A far sperare in una ripartenza è piuttosto il piano delineato da Donald Trump che prevede tre fasi per il rilancio dell’economia americana, con la possibilità di graduale disgelo dei distanziamenti sociali per le attività lavorative nel giro di quattro settimane.

Milano sale del 2,25% dopo le prime battute con i titoli bancari in recupero anche grazie al rallentamento dello spread. Parigi sale del 3,4%, Francoforte del 3,2% e Londra del 2,6 per cento. Sembra dunque passare in secondo piano anche la mazzata sul comparto automobilistico dopo che l’Acea ha tracciato per le vendite europee un tracollo del 51,8% nel mese di marzo. Balza invece Airbus dopo che la rivale Boeing ha annunciato una prossima ripresa della produzione.

Già in mattinata, le Borse asiatiche avevano trattato in positivo nonostante gli evidenti segni di sofferenza dell’economia cinese per il Covid 19. Tokyo chiude in netto rialzo, ai massimi da oltre cinque settimane, sulla scia del piano Usa in tre tappe sulle riaperture annunciato dal presidente Donald Trump e della notizia di una possibile cura efficace contro il coronavirus. Il Nikkei tocca il 3,1% a 19.892,96 punti il massimo intraday dall’11 marzo e chiude la sessione in rialzo del 2,9% a 19.782,35. Il Topix avanza dell’1,3% a 1.440,25 punti. Bene anche le altre sul finale di seduta, compresa la Piazza cinese di Shanghai che ha chiuso in rialzo dello 0,66% mentre Shenzhen ha guadagnato lo 0,34 per cento.

La Borsa di Wall Street ha invece chiuso debole ieri sera con il Dow Jones in calo dell’1,85%, ma i future indicano per oggi un rimbalzo nell’ordine dei tre punti percentuali: aiuta l’umore dei mercati anche la possibilità di riapertura dei locali degli storici scambi newyorkesi in tempi non troppo lunghi.

Apertura in calo per lo spread fra Btp e Bund. Il differenziale segna 224 punti contro i 230 della chiusura di giovedì. Il rendimento del decennale è pari all’1,77%. L’euro apre sopra 1,08 dollari e il biglietto verde cala. La moneta europea passa di mano a 1,0868 dollari e 117,23 yen. Arretra il dollaro/yen a 107,70 e avanza la sterlina a 1,2494 sul dollaro.

Il Pil cinese in negativo nel primo trimestre

Come accennato, in Cina sono arrivati numerosi dati macroeconomici di interesse. A cominciare dalla lettura del Pil nel primo trimestre dell’anno, sul quale ha pesato ovviamente la chiusura delle attività per limitare la diffusione del Covid 19 che è emerso nell’economia asiatica a cavallo tra il 2019 e il 2020. Il Pil cinese è sceso del 6,8%, registrando il primo calo da almeno il 1992 (data in cui sono partite le serie storiche trimetrali). Il dato si confronta con un -6,5% che avevano messo in conto gli economisti del pool di Reuters, o -6% per quelli di Bloomberg. Su base congiunturale il declino è stato del 9,8%. L’ultima battuta d’arresto della Cina risaliva al 1976, fine della Rivoluzione culturale, ma era un dato annuo. Il blocco delle attività in intere regioni, a iniziare da quella di Wuhan, hanno portato in negativo tutti gli indicatori, a iniziare dalla produzione industriale, diminuita dell’8,4 per cento nei primi tre mesi dell’anno, secondo l’Ufficio nazionale di statistica di Pechino. Ancora peggio le vendite al dettaglio crollate del 19% nello stesso periodo. A marzo le esportazioni cinesi sono diminuite del 6,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati diffusi nei giorni scorsi mentre le importazioni sono diminuite dello 0,9 per cento.

Oggi, poi, Pechino ha diffuso anche altri dati: a marzo le vendite al dettaglio sono calate del 15,8%, registrando un timido recupero dal -20,5% del periodo gennaio-febbraio ma facendo peggio delle attese degli analisti che si collocavano intorno al -10 per cento. In recupero invece la produzione industriale, che sempre a marzo ha fatto segnare un calo mensile dell’1,1% rispetto al tracollo del 13,5% dei primi due mesi dell’anno.

Il petrolio resta incerto

Resta debole, nonostante la rinnovata fiducia sui mercati azionari, il petrolio. Il Wti è ancora in calo sui mercati dopo i dati dell’economia cinese in pesante recessione nel primo trimestre e la generale debolezza della domanda mondiale. Il greggio scende dell’1,3% a 19,61 dollari mettendo a segno un passivo settimanale del 13%. In controtendenza il Brent che sale del 2% a 28,3 dollari.