Il TAR del Lazio alla fine ha dato ragione all’AGCOM sulla legittimità di imporre il ritorno alla fatturazione mensile e respinto le richieste di Tim, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Eolo e Assotelecomunicazioni.

Inoltre ha confermato che i clienti di SIM prepagate dovranno poter conoscere il loro credito residuo in modo gratuito tramite il sito ufficiale, l’app dell’operatore, un messaggio vocale e SMS di notifica. E infine che le sanzioni da 1,16 milioni di euro comminate a Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per aver ignorato la delibera di marzo sono legittime.

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Nella sostanza per i consumatori è una sentenza a dir poco “inutile” e tardiva, poiché il Governo ha già legiferato al riguardo. Anche se il TAR avesse dato ragione agli operatori, tutti avrebbero dovuto rispettare comunque le indicazioni dell’emendamento fatturazione.

Resta la patata bollente dei rimborsi, che l’AGCOM con una delibera di dicembre ha previsto per tutti gli utenti danneggiati dalla transizione a 28 giorni. Nel documento si parlava di una restituzione commisurata alle giornate pagate in più a partire dal 23 giugno 2017. Insomma, milioni di euro che gli operatori avrebbero dovuto riaccreditare in fattura.

Il TAR su questo argomento (con una delibera distinta) ha riconosciuto, stando a quanto riporta La Repubblica, qualche criticità per le telco. Il rimborso rischia di “incidere sugli equilibri finanziari e contabili” considerato che l’entità complessiva al momento risulta indeterminata.

E quindi? Il TAR ha stabilito una sospensione cautelare dell’indicazione AGCOM e deciderà sulla sua legittimità il 31 ottobre 2018, quando esaminerà la vertenza.