Erano le 9.59 quando Papa Francesco ha chiuso la porta Santa di San Pietro, aperta lo scorso anno l’8 dicembre. Si chiude cos l’Anno Santo della Misericordia, l’evento-simbolo (fino ad oggi) del suo pontificato, da lui voluto e annunciato il giorno dell’anniversario del secondo anno dalla sua elezione a papa. Ieri la cerimonia della creazione dei nuovi cardinali e oggi la solenne cerimonia di conclusione del Giubileo, che ha visto affluire a Roma oltre 21 milioni persone, e molti altri milioni hanno attraversato le porte sante nel mondo, come da lui voluto.

“Quante volte anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo. Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce: la forza di attrazione del potere e del successo sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio. Quest’Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale” ha detto il Papa nell’omelia della messa.

Il Papa, chiudendo il giubileo nella solennit di “Cristo re dell’universo”, ha offerto una meditazione sulla regalit di Ges, cos diversa dalle regalit del mondo, e ha in particolare esaminato l’atteggiamento nei confronti di Ges crocifisso, tanto lontano dalla figura di un re, dei tre gruppi di persone sotto la croce di Ges: “il popolo che guarda, il gruppo che sta nei pressi della croce e un malfattore crocifisso”. Cristo, ha commentato, non cede alla “tentazione di scendere dalla croce”, dimostrando il proprio potere, la tentazione a che “prevalga l’io con la sua forza, con la sua gloria, con il suo successo.

la tentazione pi terribile, la prima e l’ultima del Vangelo. Ma di fronte a questo attacco al proprio modo di essere, Ges non parla, non reagisce. Non si difende, non prova a convincere, non fa un’apologetica della sua regalit”. E ha aggiunto: “ Quest’Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale”. Il giubileo che si chiude, “tempo di misericordia” chiama i cristiani a vedere il vero volto di Cristo e a “riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell’amore, missionaria. La misericordia, portandoci al cuore del Vangelo, ci esorta anche – ha spiegato papa Francesco – a rinunciare ad abitudini e consuetudini che possono ostacolare il servizio al regno di Dio; a trovare il nostro orientamento solo nella perenne e umile regalit di Ges, non nell’adeguamento alle precarie regalit e ai mutevoli poteri di ogni epoca”.

Il messaggio ai cattolici (e al mondo) quindi chiaro: la Porta si chiude, ma resta intatto e vivo il messaggio. Un messaggio che sar ancora pi chiaro domani, quando dopo le 12 sar resa nota la Lettera Apostolica “Misericordia et misera” che sar presentata in sala stampa vaticana. “Tanti pellegrini – ha osservato il Papa nella messa conclusiva del giubileo, in piazza San Pietro, davanti a decine di migliaia di persone – hanno varcato le Porte sante e fuori del fragore delle cronache hanno gustato la grande bont del Signore. Ringraziamo per questo – ha esortato – e ricordiamoci che siamo stati investiti di misericordia per rivestirci di sentimenti di misericordia, per diventare noi pure strumenti di misericordia. E proseguiamo questo nostro cammino, insieme”.

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