Antonio Giordano

venerdì 13 ottobre 2017 08:15

ROMA – Eppure ce n’è ancora di spazio su quel corpo tatuato che scolpisce le ragioni del cuore: «Ho cerchiato i giorni del mese in cui sono nati mia moglie, i miei figli, la mia nonna». La schiena dritta è un tazebao, murales di sentimenti che Allan Marques Loureiro s’è incorniciato addosso, perché non basta portarseli a spasso dentro. «Loro sono la mia vita». Il resto è il calcio, che certo non sta di fianco ai margini di un’esistenza vibrante, nell’altruismo che va riconosciuto a un mediano, l’indomito ed indomabile servitore del talento che (in genere) sta a fianco e che nelle 93 partite partenopee hanno trasformato un gregario in un simbolo a modo suo rivoluzionario. «Napoli m’ha portato a livelli eccezionali, ma ho ancora molto da cogliere». C’è un torace che si apre al destino, petto in fuori direzione 2018: 20 maggio e 14 giugno, finisce un campionato, inizia un Mondiale, continua una Storia. «Io ci credo». Allan ha fede in Allan…

Ora c’è la Roma.

«Questa è una partita che non può consentire distrazioni, agli inglesi penseremo dopo. L’Olimpico aiuterà a capire un paio di cose e chi vincerà uscirà dallo stadio con maggior consapevolezza delle proprie forze. Sarà un match bellissimo, ne sono convinto. Uno spot per il calcio».

Da conquistare, ma non dice, c’è uno scudetto e un Mondiale.

«Ci sono un paio di cose da conquistare. Non sono scaramantico ma realista, è tutto ancora da giocare.».

Un giudizio su Sarri.

«Con Guardiola è tra i più bravi al mondo, dico di più: tra i primi cinque allenatori in circolazione».

Leggi l’intervista completa sull’edizione odierna del Corriere dello Sport-Stadio