Il franco africano e l’euro sono dei gemelli diversi che finora hanno svolto bene la loro funzione primaria di assicurare la stabilit, tenendo lontano i governi nazionali dalla politica monetaria.

Non solo: se il loro legame divenisse diretto – con la garanzia della Bce – ci potrebbero essere vantaggi sia per i Paesi africani che per l’internazionalizzazione dell’euro, e anche per la Francia.

In questi giorni balzato agli onori della cronaca il tema del cosiddetto franco africano (Cfa) – una denominazione migliore rispetto a quella di franco coloniale. Peccato che all’intensit del dibattito non sia corrisposta una altrettanto robusta conoscenza del tema. Allora da questa bisogna partire.

Premessa generale: condizione necessaria – ancorch non sufficiente – per avere una moneta che sia funzionale alla crescita economica che la politica monetaria non sia sotto il controllo del governo in carica. La moneta uno strumento di politica economica straordinariamente efficace nel nascondere – o almeno posticipare – la vera analisi dei costi e dei benefici di qualunque intervento pubblico. Essendo un debito che si pu produrre nell’immediato a costo zero, con costi che invece emergeranno pi avanti e colpiranno in maniera diseguale i cittadini, la moneta uno strumento perfetto per chi pu avere un obiettivo di breve periodo, sia esso elettorale o ideologico. La politica monetaria diventa un’arma a doppio taglio: conveniente nel breve periodo per il governo che la maneggia, ma rischiosa in generale, o pi tardi, per il Paese che quel politico dovrebbe rappresentare. Il leader che non la pu maneggiare deve affrontare i vari shock macroeconomici con gli altri strumenti di politica economica: se non lo fa – perch non capace, o perch ha una qualche convenienza – la colpa del politico, non della moneta.

Da questo punto di vista, sia il franco africano che l’euro sono gemelli. L’euro ha sottratto in 19 Paesi europei la tutela della stabilit monetaria all’incertezza e all’instabilit di una gestione a opera dei governi nazionali, assegnando il relativo mandato a una banca centrale indipendente (la Bce); inoltre regole di disciplina fiscale rafforzano la credibilit del metro monetario.

In parallelo, l’esperienza del Cfa quella di 15 Paesi africani che – con almeno tre modalit istituzionali differenti – condividono un regime monetario con tre principali propriet comuni: hanno legato il cambio della propria valuta all’euro; la credibilit di tale legame garantita dal ministero del Tesoro francese; le politiche fiscali possono dover rispettare criteri compatibili con il mantenimento della credibilit del cambio.

Ugualmente speculari sono i vantaggi: la stabilit monetaria ha difeso gli strati pi deboli della popolazione dai rischi di bolle inflazionistiche o finanziarie, ha aumentato gli scambi commerciali, quindi la crescita economica. Anche speculari sono stati i costi percepiti: le classi politiche inefficienti o opportunistiche – al governo come all’opposizione – che non riescono a disegnare le politiche economiche idonee per fronteggiare il ciclo economico, finiscono per lamentare la cosiddetta perdita di sovranit monetaria.

Infine i due regimi monetari sono intrecciati. Il Cfa un esempio di “eurizzazione” ibrida: la valuta credibile perch agganciata a una moneta stabile. Ma perch non fare un passo in pi? Oggi il garante il ministero dell’Economia francese. Dal punto di vista della Francia, in termini economici, esiste un costo atteso, corrispondente al rischio di dover garantire tutte le passivit monetarie potenzialmente convertibili. Il beneficio atteso dovrebbe essere quello di incrementare gli scambi con la Francia. Le stime finora disponibili ci dicono che sia costi che benefici attesi non sono rilevanti, rispetto alle dimensioni dell’economia francese.

Rimane l’analisi della rilevanza dal punto di vista politico. Se un indicatore pu essere la frequenza dell’argomento Cfa nelle discussioni al Parlamento francese, il tema non appare sensibile. Dunque: perch non pensare a una completa “eurizzazione” del Cfa? Il garante della convertibilit dovrebbe divenire la Bce. Il rischio atteso – rispetto al bilancio della Bce – andrebbe comparato con il beneficio atteso – soprattutto in termini reputazionali – per l’internazionalizzazione dell’euro. L’europeismo della Francia ne uscirebbe rafforzato. Per i Paesi africani, l’ncora monetaria non cambierebbe, ma diventerebbe staccata dal passato coloniale. Insomma un gioco a somma positiva. I pi belli.

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