Il “grimaldello” giuridico, al quale il governo giallo verde – e in particolare il responsabile del Viminale – potrebbe ricorrere per bloccare le Ong impegnate nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo, dopo l’ennesimo caso della Sea Watch 3, c’. La conferma arriva da alcuni esperti di Diritto internazionale consultati. Stiamo lavorando per sigillare le acque territoriali italiane alle navi sgradite, ha annunciato il responsabile del Viminale. Il responsabile delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha escluso che sul piatto ci sia un blocco navale, anche perch questa misura deve essere adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e deve avere lo scopo di mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale (recita lo Statuto delle Nazioni Unite).

Ronzitti: l’appiglio giuridico potrebbe essere il Trattato di Montego Bay

L’appiglio potrebbe essere invece – il provvedimento in fase di elaborazione da parte dei tecnici del Viminale – duplice: gli articoli 17 e 19 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, detto anche “Trattato di Montego Bay”. del 1982, l’Italia lo ha ratificato nel 1994. Dalla lettura combinata delle due disposizioni emergono due principi. Il primo: le navi di tutti gli Stati, costieri o privi di litorale, godono del diritto di passaggio inoffensivo attraverso il mare territoriale (articolo 17). Il secondo – che poi quello a cui l’Italia farebbe riferimento – che il passaggio inoffensivo viene meno se nel mare territoriale, la nave impegnata nel carico o scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e deiregolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero (articolo 19, lettera g). Potrebbe essere questo l’appiglio normativo – osserva Natalino Ronzitti, consigliere scientifico dello Iai (Istituto Affari Internazionali) ed esperto di diritto internazionale. Si potrebbe proibire il transito nell’area alla nave dell’ong – aggiunge -. Il presupposto che queste operazioni, nella fattispecie la decisione di far sbarcare queste persone, siano in contrasto con le leggi dello Stato costiero. Bisogna vedere poi se queste leggi sono conformi al diritto internazionale – aggiunge Ronzitti -. chiaro che se si tratta di richiedenti asilo, ovviamente questa norma andrebbe collegata con la Convenzione di Ginevra del 1951, ovvero la Convenzione sullo status dei rifugiati.

Tellarini (universit Bologna): il blocco delle navi non pu essere automatico

Concordo pienamente – interviene Greta Tellarini, professore associato di Diritto della navigazione presso la Scuola di Giurisprudenza dell’Universit di Bologna -. La normativa a cui fare riferimento quella. Va preso in considerazione anche, a mio avviso, l’articolo 83 del Codice della navigazione, in base al quale si pu limitare o vietare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine pubblico. L’immigrazione clandestina, in quanto illecita, potrebbe rientrare in questa ipotesi. Bisogna tuttavia che ci siano fondati motivi per ritenere che quel passaggio sia in contrasto con l’ordine pubblico. In ogni caso la decisione andr presa caso per caso. Se la nave dell’ong ha soccorso i migranti – continua Tellarini -, e versa in uno stato di pericolo, la scelta di vietare l’accesso nelle acque territoriali potrebbe comportare una violazione di tutte quelle che sono le discipline internazionali in materia di soccorso in mare, a cominciare dalla Convenzione di Amburgo, ovvero la Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo, per arrivare alla Cedu, ossia la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libert fondamentali (articoli 2 e 3). Bisogna ogni volta prendere una decisione. Non che il blocco scatta in maniera automatica, sempre e per qualunque nave. Va poi tenuto presente – conclude Tellarini – che la convenzione di Montego Bay s una convenzione internazionale, ma stata recepita in Italia con una legge. Il problema capire su quali aspetti questo decreto legge vuole intervenire.

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