ROMA. “Sono scioccato nel venire a sapere una cosa così dai giornali. Ma se nemmeno il Comune o l’ente Eur ne erano a conoscenza abbiamo un problema”. All’indomani delle rivelazioni di Repubblica sulla traslazione di due metri della sua Nuvola, il nuovo centro congressi nel quartiere romano dell’Eur, Massimiliano Fuksas è incredulo: fa domande, cerca di capire come sia possibile che per quasi dieci anni nessuno abbia rilevato l’errore.

Sul complesso edilizio – formato da un grande edificio in vetro e acciaio e un hotel, costato 363 milioni di euro tra realizzazione e oneri concessori – si è stagliata, è il caso di dirlo, una nuvola nera. Lo spostamento, che secondo Eur spa è “avvenuto nel 2008, in fase di startup del progetto “, ma del quale nessuno si è accorto fino al mese scorso, fa sì che il nuovo marciapiede alberato occupi parte della carreggiata di viale Europa, una delle strade che costeggiano l’edificio, intralciando il traffico. Eur spa ha avviato un’indagine interna, e mentre il Campidoglio è alla ricerca di soluzioni si fanno i conti del danno d’immagine.

Davvero lei non sapeva?

“Fino al 2008 sono stato responsabile del progetto esecutivo, ma una volta che la sua conformità è stata appurata, tutto è passato alla ditta costruttrice. E devo dire che mi sembrava che tutto andasse bene. Comunque, non avendo più l’incarico, non sono nemmeno potuto andare a controllare che si procedesse come da programma”.

Condotte spa, la ditta che ha portato a termine i lavori, precisa di “aver eseguito l’opera in conformità al progetto di contratto e alle varianti che di volta in volta venivano richieste “.

“E mi sembra giusto. Ma allora chi è l’assassino? A questo punto credo ci sia stato un problema nel momento in cui è stato tracciato il perimetro a terra. Ma non è un errore di cui io mi sarei potuto accorgere. È il direttore dei lavori a fare tutti i controlli. Certo: se fossi stato interpellato, mi sarei prodigato per risolvere il problema. E magari avrei anche aiutato a tappare qualche buca”.

È un errore preoccupante, secondo lei?

“Sono più preoccupato per il funzionamento del centro congressi. È un complesso che potrebbe ospitare 10mila persone, un vero volano per l’economia di Roma. Ma dopo l’inaugurazione, restano i problemi di gestione. Chiamano il mio studio da tutto il mondo per chiederci come entrare in contatto con qualcuno che parli inglese per prenotare i congressi. E noi non sappiamo che fare. Siccome si chiama “Nuvola di Fuksas” pensano che sia io il diretto responsabile, ma non è così, purtroppo”.

Che soluzioni vede?

“Secondo me l’unica è ridurre la sezione di viale Europa, diminuire le auto e ampliare l’area pedonale. Riprendere a piantare alberi anziché asfalto. È triste che a sei mesi dall’inaugurazione

un progetto nato per restituire ai romani una grande piazza, nel pieno rispetto del modello urbanistico dell’Eur, sia ancora un luogo chiuso, recintato”.

Si sente ancora il padre della Nuvola?

“Shimon Peres – con cui ho costruito il Centro della Pace a Tel Aviv – mi disse che i sogni realizzati nel passato devono essere inferiori a quelli da realizzare nel futuro. Sono parole sagge. Oggi penso ai miei nuovi figli nel mondo “.