Il downgrade del debito italiano annunciato dall’agenzia di rating statunitense Fitch venerdsera, a poche ore dalle elezioni francesi che rappresentavano un primo test sulla tenuta dell’Europa, scivolato via tra le perplessit del mondo politico e la totale assenza di preoccupazione dei grandi investitori globali. Nei due giorni successivi all’azione di Fitch, le azioni delle banche italiane sono salite in media di oltre il 10 per cento. Merito dell’effetto Macron sui mercati, certo, ma la overperformance rispetto alla media del settore europeo dimostra che i dubbi di Fitch sulle banche italiane non hanno avuto alcun impatto.


Eppure, tra le motivazioni del downgrade dell’agenzia di rating, c’ proprio lo stato di salute delle banche e il nodo dei non performing loans. Timori che riecheggiano quelli del Fmi di pochi giorni fa. E di una certa finanza anglosassone che, forte della pressione mediatica internazionale, fa capire di non disdegnare il lauto banchetto di commissioni che saranno generate in Italia nel 2017 dalla cessione di circa 100 miliardi di crediti in sofferenza.

Fitch, come le altre agenzie di rating, si muove secondo un calendario prestabilito e i suoi analisti fanno legittime valutazioni che tengono conto anche del rischio politico e delle prospettive dell’economia e del debito pubblico di ogni singolo Paese. Se un tema decisivo dell’azione di rating diventa quello dello stato di salute di un sistema bancario, per, si fa fatica a comprendere perch Fitch abbia deciso di intervenire proprio ora e non un anno o sei mesi fa.

Il lungo riassetto post crisi delle banche italiane tutt’altro che completato. Ma la situazione certamente migliore di un anno fa. UniCredit ha chiuso successo un aumento di capitale da 13 miliardi, lo Stato ha stanziato 20miliardi che a breve serviranno per ricapitalizzare Mps, Popolare Vicenza e Veneto Banca, le tre banche finite in risoluzione a fine 2015 (Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti) sono confluite all’interno del gruppo Ubi Banca. E stessa sorte stanno per fare altre tre banche pericolanti e non quotate (Cassa Cesena, Cassa Rimini, Cassa San Miniato) grazie all’intervento di Credit Agricole-Cariparma.

Un anno fa, tutti questi dossier erano aperti ed erano potenziali rischi di sistema. Ma Fitch ha downgradato l’Italia solo venerdi scorso. Perch? Un’ipotesi complottista che circola tra Milano e Londra che le agenzie di rating non vogliano farsi trovare impreparate da un attacco finanziario all’Italia che potrebbe avvenire in estate. L’ipotesi alternativa che anche le agenzie di rating, come dimostra la storia recente, sbagliano. Confidiamo nella seconda ipotesi, ma non si pu escludere che sia buona la prima.

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