ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil negoziato su taranto

Il presidente del Consiglio rivedrà i vertici della multinazionale per provare a trovare una soluzione sulla vicenda dello stabilimento pugliese. Il numero uno di Confindustria Vincenzo Boccia: «Chiedere a imprese di mantenere l’occupazione con le crisi congiunturali è un errore madornale. Se la questione dello scudo è vera, lo rimettano quanto prima»

di Celestina Dominelli

9 novembre 2019


Detto e contraddetto: le frasi della politica sull’Ilva

3′ di lettura

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontrerà nuovamente lunedì 11 novembre i vertici di ArcelorMittal per provare a sbrogliare l’intricata matassa dell’ex Ilva di Taranto. La notizia, anticipata dal Sole24Ore di giovedì 7 novembre, è stata rilanciata sabato 9 novembre dall’agenzia Agi che ha interpellato alcune fonti industriali presenti al vertice di Taranto in prefettura tra il premier e il procuratore, Carlo Maria Capristo. La riunione è andata in scena dopo le due ore di confronto tra il premier e il consiglio di fabbrica dello stabilimento pugliese. E anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, è intervenuto sulla vicenda: «Se pretendiamo che nonostante le crisi congiunturali le imprese debbano mantenere i livelli di occupazione, quindi finanziare disoccupazione e non mantenere le imprese, facciamo un errore madornale». E poi sul nodo dello scudo penale. «Se la questione è vera, lo rimettano quanto prima».

I dubbi di Conte sul prosieguo del negoziato

«Sì, ci ha detto del nuovo incontro di lunedì e peraltro la richiesta di rivedersi, per continuare a discutere, l’ha avanzata lo stesso presidente del Consiglio», spiegano le fonti che però ribadiscono i dubbi del premier sul fatto che i Mittal accettino lo schema negoziale che gli proporrà il Governo. «Lo schema non ci è stato rivelato» hanno riferito le stesse fonti all’Agi che hanno giudicato «positiva» la scelta del premier, durante la sua visita a Taranto, di parlare «con tutti, dai cittadini che vogliono la chiusura della fabbrica ai lavoratori con i delegati sindacali per finire alle associazioni e ai sindaci dei comuni del territorio. La capacità di ascolto, l’attenzione al dialogo, sono indubbiamente fondamentali, però – osservano – poi deve anche essere seguita da una proposta di merito, dalla soluzione dei problemi che ci sono e sono di grandissima rilevanza».

Boccia: crisi congiunturale dell’acciaio, inutile far finta che non ci sia

Anche il numero uno di Confindustria Boccia è tornato a parlare della vicenda dello stabilimento pugliese al Forum annuale della piccola industria. «Se c’è una crisi congiunturale legata all’acciaio, è inutile far finta che non ci sia. Bisogna capire come gestire questa fase permettendo di “costruire”, come accade in tutte le aziende del mondo”, ha detto il presidente di viale dell’Astronomia. «Ci sono strumenti come la cassa integrazione e gli altri, che si attivano in momenti congiunturali negativi delle imprese, occorre affrontare il problema con serietà e buonsenso».

Il punto, ha aggiunto il leader degli industriali, «è creare sviluppo in quel territorio, costruire altre occasioni di lavoro, ma non sostitutive, complementari. Se l’Ilva arretra per la congiuntura internazionale, ogni azienda deve avere una flessibilità in chiave congiunturale», ha affermato Boccia. «Quando leggiamo di nazionalizzazione – ha aggiunto -, che significa assumersi un costo rilevante, la domanda è: le risorse dove sono e chi paga avendo un investitore che sta dicendo che vuole andare via per tante questioni tra cui anche loscudo penale?».

Un tassello, quello dello scudo penale, su cui Boccia ha poi sollecitato una risposta rapida. «Il problema riguardo allo scudo penale non è chi ha ragione in sede giudiziaria, ma trovare una soluzione domani, perché se avremo ragione anche tra 20 anni per una causa il problema rimane».

Sulla vicenda è intervenuto anche Carlo Robiglio, il presidente della Piccola Industria di Confindustria, in apertura del forum annuale. «Le acciaierie ex Ilva hanno connessa una miriade di piccoli fornitori: le piccole imprese esprimono una viva preoccupazione, sempre di più l’industria italiana si muove in filiera, un grande vantaggio competitivo che si traduce in uno svantaggio nella misura in cui succedono cose come quelle che stanno accadendo all’ex Ilva».