L’abuso di ufficio “è un reato in cui cade spesso chi amministra, è vero, ma se un sindaco agisce onestamente non ha nulla da temere. Non è togliendo un reato che sistemi le cose. Il prossimo passo quale sarà? Che per evitare di far dimettere un sottosegretario togliamo il reato di corruzione? Sia chiara una cosa, per noi il governo va avanti, ma a un patto: più lavoro e menostronzate!”. Lo scrive su facebook Luigi Di Maio, che già mercoledì sera dopo le dichiarazioni dell’omologo Matteo Salvini convinto che il reato di abuso d’ufficio vada abolito aveva avvertito: “Troverà un muro”. “È forse un modo per chiedere il voto ai condannati o per salvare qualche amico governatore da una condanna?” rilancia Di Maio. Salvini, dopo parlando a Radio anch’io ha insistito: “Io voglio scommettere sulla buona fede degli italiani, degli imprenditori, degli artigiani, dei sindaci” e invece oggi c’è “una burocrazia e una paura di firmare atti, aprire cantieri, sistemare scuole, ospedali”.

Ma è evidente che il partner di governo da quell’orecchio non ci sente. Anzi, Di Maio rilancia sul caso del viceministro Edoardo Rixi imputato in corte d’appello per peculato nel processo sulle “spese pazze” in Liguria. Rixi, in caso di condanna, si dovrà dimettere dice il capo M5s: “Lo abbiamo deciso insieme a Salvini perché nel contratto di governo si dice che in caso di una condanna una persona si deve dimettere”. “E’ una decisione che prenderà lui”, ha aggiunto Di Maio, ricordando però che “il M5s ha la maggioranza assoluta in Cdm: se dobbiamo far rispettare la norma sulla corruzione la faremo rispettare”. Insomma: “procedura Siri”.

Su facebok Di Maio ricorda che l’abuso d’ufficio “esiste quando un incaricato di pubblico servizio, un dirigente o un politico ad esempio, nello svolgimento delle sue funzioni fa qualcosa che, intenzionalmente, procura a sé o ad altre persone a lui vicine un vantaggio ingiusto, arrecando ad altri dunque un danno. Volete un esempio? Un sindaco, un ministro, un presidente di Regione o un qualsiasi altro dirigente pubblico che fa assumere sua figlia per chiamata diretta, invece di convocare una selezione pubblica e dare a tutti la possibilità di ambire a quel posto di lavoro”.

“Io non so cosa fanno Berlusconi, Renzi, Monti, Di Maio – ha risposto il leader leghista a chi gli ricordava le polemiche scoppiate quando ci provò il Cavaliere a modificare il reato -, io faccio quello che ritengo sia giusto per gli italiani. Bisogna togliere burocrazia, togliere vincoli, aprire cantieri. Se per paura che qualcuno rubi blocchiamo tutto allora mettiamo il cartello affittasi ai confini dell’Italia e ci offriamo alla prima multinazionale cinese che arriva. Se uno ruba lo metto in galera, ma non possiamo per presunzione di colpevolezza bloccare tutto”.

Ma la verità, secondo il segretario del Pd Nicola Zingaretti, è che “quello che blocca l’Italia sono Salvini e Di Maio con il loro Governo. Andatevene a casa”.

Quello che blocca l’Italia sono Salvini e Di Maio con il loro Governo. Andatevene a casa #abusodufficio#il26VotoPd

— Nicola Zingaretti (@nzingaretti) 23 maggio 2019