Elena e Margherita ci saranno. E con loro sono attese centinaia di persone oggi pomeriggio a Prato per protestare contro quel decreto sicurezza che (prima applicazione in Italia) un mese fa ha punito con una multa astronomica le due studentesse di un liceo di Firenze, per aver partecipato insieme ad altri 21 identificati ad una manifestazione finita con un blocco stradale davanti alla fabbrica Superlativa di Prato, i cui operai erano in sciopero denunciando lo sfruttamento da parte dei datori di lavoro. E così, due mesi dopo aver preso parte a quel sit in, le due ragazze si sono viste recapitare a casa una multa da 4.000 euro.

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La loro protesta è diventata la Marcia della libertà che, per iniziativa del sindacato Si Cobas e con la partecipazione di Sardine, movimenti e associazioni, partirà oggi pomeriggio alle 16 dalla stazione centrale di Prato dopo che la questura ha negato la piazza del Comune.

In una lettera inviata al quotidiano della loro città, La Nazione, Elena e Margherita hanno così raccontato l’accaduto: “Ogni mattina, come tutti i nostri coetanei, ci alziamo e andiamo a scuola, il pomeriggio studiamo e passiamo il tempo libero con gli amici. Siamo due ragazze normalissime, che però qualche giorno fa si sono viste recapitare a casa una multa di 4000 euro. In breve siamo accusate, insieme ad altri 21 operai, di blocco stradale e grazie al DecretoSicurezza voluto l’anno scorso da Matteo Salvini adesso verremo punite per il pericolosissimo reato di #solidarietà. Sì, perché questo abbiamo fatto”.

“La mattina del 16 ottobre abbiamo letto dell’investimento di una sindacalista davanti alla fabbrica Superlativa di Prato, i cui operai da mesi sono in sciopero perché non vengono pagati dall’azienda. Quella mattina, dunque, abbiamo deciso di prendere il treno e andare pure noi davanti a quei cancelli, con il semplice intento di manifestare la nostra vicinanza tanto agli operai quanto alla sindacalista ferita. Non ci sembrava che chiedere il rispetto di un contratto potesse essere in un qualche modo criminale, ma le multe che sono state recapitate due mesi più tardi a noi e ad altri 21 operai questo farebbero pensare. Ci chiediamo, quindi, come sia possibile tutto questo”.

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“Lo scorso 30 novembre la nostra città, Firenze, è stata letteralmente invasa da un mare di quarantamila #sardine e in Piazza della Repubblica, stretti come tutti gli altri, c’eravamo anche noi. Non ci piacciono le parole di odio di Salvini, e come giovani ci sentiamo doppiamente attaccati dalle sue politiche perché (e questo nessuno lo dovrebbe mai dimenticare) il Paese che vorrebbe costruire è quello che, un giorno, erediteremo noi – continuano le studentesse -. E allora forse quello che oggi ciascuno si dovrebbe chiedere è se l’Italia che ci volete lasciare è proprio questa, in cui due ragazze solidali con degli operai vengono multate; in cui la priorità pare essere diventata quella di impedire l’ingresso ai migranti piuttosto che mettere in campo delle politiche grazie alle quali i giovani come noi non debbano diventare loro stessi emigranti, cercando sorte migliore all’estero”.