ROMA – Un Grande Fratello che dai centri per l’impiego ai Caf avrà a disposizione i nostri dati più minuziosi su ogni piccola spesa, su tutti i movimenti bancari, su ogni entrata incassata a qualunque titolo. Con una memoria indirizzata alla Commissione Lavoro del Senato, che è stata anche appena depositata anche sul sito, l’Autorità Garante della Privacy Antonello Soro solleva una serie di questioni sulle norme che regolano il reddito di cittadinanza.

Le obiezioni di maggior peso riguardano il monitoraggio delle spese e degli acquisti effettuati con la carta Rdc, e la disciplina di rilascio delle attestazioni Isee. Come è noto, la somma mensile deve essere spesa interamente ma per acquisti leciti: vietato, per esempio, partecipare a giochi che prevedano vincite in danaro o altre utilità. Il problema è che per far valere questo divieto è necessario che qualcuno effettui una verifica minuziosa delle spese. Il Garante della Privacy pertanto nutre consistenti perplessità sulla “disposizione che attribuisce agli operatori dei centri per l’impiego e dei servizi comunali la funzione di monitoraggio dei consumi e dei comportamenti dei beneficiari, nonché di valutazione di eventuali anomalie dalle quali si possa dedurre l’insussistenza dei requisiti dichiarati”.

Una sorta di “controllo puntuale sulle scelte di consumo individuali”, che impone ai beneficiari del reddito di cittadinanza una forma di tutoraggio, di vaglio della opportunità e della liceità dei loro acquisti , “in palese contrasto con le garanzie sancite dalla disciplina di protezione dati”, ma ancor di più con “i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini”.

C’è poi un secondo aspetto, che questa volta riguarda tutti i cittadini, non solo i beneficiari del reddito di cittadinanza. Per dimostrare che si ha diritto al reddito di cittadinanza bisogna presentare un modello Isee, che viene redatto dai Caf. Il decreto legge 2019/4 dispone che l’Isee si debba basare sulla Dichiarazione Sostitutiva unica, che contiene le informazioni anagrafiche, reddituali, patrimoniali e finanziarie dei cittadini. Di tutti i cittadini, altrimenti come farebbe lo Stato ad avvisare i cittadini che hanno diritto al reddito di cittadinanza (come ha più volte dichiarato il vicepremier Di Maio)?. Dati che quindi saranno a disposizione dei Caf, e di tutti coloro che riusciranno a insinuarsi nei database, esposti ad attacchi informatici, privi di “misure di sicurezza tecniche e organizzative idonee alla protezione di informazioni tanto importanti”.

Unica forma di tutela è la possibilità per l’interessato di vietare l’uso dei propri dati, comunicandolo all’Inps o presso un Caf. Per l’Authority non rappresenta certo “un presidio adeguato”. “Le pur condivisibili esigenze di semplificazione, infatti, – conclude il Garante – non possono essere realizzate in maniera tale da pregiudicare la sicurezza, l’integrità e la riservatezza dei dati contenuti negli archivi dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate, gestiti fino ad oggi nel rispetto di stringenti misure di sicurezza, anche in attuazioni di puntuali indicazioni fornite dal Garante”.