Dakar 19 Perù. Dakar e Lima, buongiorno del mattino

Milano Linate, 5 Gennaio 2018. Abbiamo perso qualcosa. Innanzitutto il Tripy, “diabolico” GPS Tracker “persecutore” delle nostre ultime Dakar. Quest’anno non è stato ritenuto necessario e, insieme alla funzione di roadbook e navigatore elettronico, viene così meno anche la valenza di sicurezza per il quale era stato introdotto, e che “garantiva” un’attitudine più sobria di assistenti e giornalisti. Niente più Tripy. Noi lo abbiamo scoperto a Lima, durante le verifiche. Nessuno ce l’aveva comunicato, e comunque non si fa menzione del forfait già pagato in anticipo. Così va contemporaneamente nel bagaglio del sovrappeso, la “materia” e in archivio, il concetto.

Abbiamo perso anche il saluto di Etienne Lavigne, il Direttore della Dakar. Ci ha invece aggredito platealmente all’ingresso delle verifiche con un non precisato capo d’accusa. Avremmo criticato la sua persona, invece di dirgli quello che pensavamo guardandolo negli occhi. Fino a che punto il “personale” debba essere disgiunto dalla “funzione”, visto che conosciamo e consideriamo solo il Lavigne Direttore, e fino a che punto un media debba o possa guardare negli occhi tutti i suoi interlocutori, questo non è chiaro. Ignoto l’oggetto dell’accusa. Ora, ci scusiamo se dovessimo aver favorito un possibile equivoco ma, dal momento che non ci siamo mai ritenuti degli inquisitori nel nostro desiderio di analisi, vorremmo scuse pubbliche (o dritte negli occhi) se invece si è trattato di una critica di giudizio su circostanza, sistema o evento. Semplicemente perché questo è il cuore del nostro dovere.

Punto. Se il Signor Lavigne avrà voglia di chiarire bene, se no tant pis. Lima, invece, ha fatto uno sforzo extra per accogliere la carovana della 41ma Dakar con il sorriso sulle labbra. Fa caldo, non ci sono nuvole che filtrano la luce e la forza del sole, e l’estate è comoda e felice, come si addice alla circostanza festosa della partenza del Rally e al clima di vacanza che impera su questo lato della Terra. La Città è più gioiosa e splendente, con il sole che colora le strade e l’anima, già naturalmente calorosa, dei cittadini.

La base aerea di Las Palmas accoglie le operazioni preliminari, le verifiche tecniche e amministrative. Come lo scorso anno, bivacco e prova speciale spettacolo-prologo-podio di partenza sono sulla spiaggia della Costa Verde, tra la Metropoli da dodici milioni e la zona aero-portuale di Callao. Come lo scorso anno, e come tutte le volte che la Dakar è ospite di riguardo, l’Anfitrione sudamericano si supera in un immane sforzo di accoglienza. Le operazioni scorrono calme, mischiando la burocrazia della Dakar con l’intensità del momento dell’incontro. I Dakariani sono gente speciale e il cerimoniale è semplice e autentico, il codice di un nuovo episodio di condivisione dell’Avventura.

Il buongiorno viene dal mattino. E si vede. A parte le nuvolette di inizio articolo, il meteo corrisponde all’umore della Dakar. Sono oltre 330 gli Equipaggi o i Singoli da verificare. Vuol dire che nonostante le vicende difficili attraversate da ASO e dal Rally, il “volume” di partecipazione è eloquente conferma di gradimento e amore per la Maratona motoristica per definizione. Forse non se lo aspettavano nemmeno gli organizzatori, forse 100% Perù (non era mai successo, nella Storia della Dakar, tutto in un solo Paese) e 100% Dakar sono entrambe una buona idea. Le verifiche proseguo fino alla domenica mattina, 6 Gennaio, poi è la volta dello Start formale dalle 14:30. Sono tre giorni lunghi, in cui si alternano gli ultimi preparativi, test, formalità, e in cui la pressione sale all’inverosimile. Non c’è probabilmente un solo Partecipante che non veda l’ora di mettersi in marcia.

C’è, invece, un boliviano, Juan Carlos “Chavo” Salvatierra, che non vede l’ora che il suo “caso” si risolva. In suo favore, naturalmente. È un vero e proprio “caso”. Gli organizzatori hanno fermato, stanno fermando, il suo Quad, un Barren Racer, non ritenuto idoneo a partecipare alla Corsa. Eppure era stato iscritto ed era stato accettato, ha già corso in circostanze regolamentate come la Dakar, e vinto. Dovrebbe essere di serie, e così sembra essere, almeno dal punto di vista del pilota e del Costruttore, e comunque ci sarebbe il Quad Ibos Hawk 690 del ceco Tomas Kubiena, che sarebbe un prototipo ma che ha già superato tutte le verifiche e riposa in Parco Chiuso. Avvocati e polemiche attivati. Si è in attesa di un incontro diretto tra Salvatierra e il suo Team e Yann Le Moenner, Chief Executive Officer di ASO. Le Moenner è il sovrano illuminato, equilibrato e esperto, della Società che detiene la proprietà della Dakar, e a mio parere c’è da aspettarsi che, con il suo intervento, la faccenda venga risolta seguendo un criterio logico di giustizia e di correttezza. Nel caso Salvatierra non dovesse essere ammesso, c’è già anche un ritiro di solidarietà.

C’è Loeb, Sébastien Loeb con la Peugeot di PH Sport, si rassicurino quelli che temevano che il Fuoriclasse potesse rinunciare alla Dakar per preparare il debutto sulla Hyundai WRC. C’è, in mezzo a un piccolissimo mare di Italiani, Nicola Dutto, emozionato ed emozionante per i tanti aspetti della sua prima partecipazione. C’è Paulo Gonçalves, via la milza tre settimane fa, vedrà giorno per giorno. C’è Robby Gordon, certo, per il delirio dei fans. C’è l’armata De Rooy, per chi pensava che gli olandesi non sarebbero più tornati. C’è da aspettare con pazienza, sintonizzarsi sullo spettro adrenalinico dell’Evento e della Gara, guardare verso Sud, Verso Pisco, e attendere che Carlos Sainz e Mathias Walkner rimettano ufficialmente in palio le loro rispettive vittorie, ottenute con Peugeot e KTM.