Per hotel, b&b e ogni struttura ricettiva le vacanze di Pasqua saranno praticamente inesistenti. L’epidemia di Coronavirus, che ora sta dilagando in tutta Europa, ha azzerato gli spostamenti per motivi di piacere. E anche le prenotazioni per l’estate iniziano a vacillare.

Il decreto Cura Italia consente a chi ha prenotato un hotel da solo, cioè al di fuori di un pacchetto turistico, la possibilità di richiedere un rimborso all’albergatore.

Come spiega in una guida il Centro europeo consumatori (Cec) Italia, bisogna distinguere tra due situazioni.


Le prenotazioni per soggiorni fino al 3 aprile: chi ha già pagato un anticipo o una caparra ha diritto alla sua restituzione in contanti o sotto forma di voucher. Perché il 3 aprile? Questa è la “data di scadenza” prevista dal Governo per la maggior parte delle misure restrittive nel nostro Paese. È probabile che la scadenza venga prorogata, ma a oggi il riferimento è questo;

chi invece ha una prenotazione per un soggiorno successivo al 3 aprile (una maxi-categoria nella quale rientrano tutti coloro che hanno già prenotato la vacanza estiva) dovrebbe invece aspettare. A oggi, l’albergatore può legittimamente “trattenere la caparra versata o richiedere il pagamento di penali se previsto dalle condizioni contrattuali” spiega il Cec. Ma è impossibile prevedere la situazioni di qui all’estate. Se possibile, quindi, meglio attendere per capire gli sviluppi.

Tutto questo vale per i soggiorni in Italia. E per quelli all’estero, che non sono naturalmente soggetti a quanto previsto dai decreti del governo italiano? “I principi del codice civile sull’impossibilità sopravvenuta della prestazione sono simili in molti Paesi europei, quindi anche altre ordinamenti prevedono soluzioni simili” spiega Monika Nardo del Cec di Bolzano.

Ma la situazione, com’è facile immaginare, è in continua evoluzione. Nei primi giorni di emergenza Covid-19 in Italia, quando il resto d’Europa era ancora indenne, spiega ancona Nardo, nessun albergo fuori dall’Italia permetteva al cliente di cancellare senza costi. Ora che tutti sono, più o meno, sulla stessa barca, anche gli esercenti all’estero permettono rimborsi, voucher, o slittamenti senza fare troppi problemi.

Il momento è talmente drammatico, anche per il settore alberghiero, che in alcuni casi sono le stesse associazioni di consumatori che invitano a non forzare la mano impuntandosi, ad esempio, a esigere un rimborso in contanti anziché un voucher da riutilizzare in futuro. La soluzione più auspicabile è quella di mettersi d’accordo. Il buono, infatti, garantisce all’albergatore un’entrata. E mai come in questo momento ce n’è un disperato bisogno perché i danni per il settore si calcolano non in milioni, ma in miliardi di euro.