MILANO – I benzinai lamentano di essere i “dimenticati” di questa fase di crisi senza precedenti, per il Paese, con le loro attività ridotte dell’85 per cento, e in risposta annunciano che chiuderanno gradualmente le stazioni di rifornimento.

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Una mossa che arriva con il petrolio sotto fortissima pressione a livello internazionale – complice la recessione incombente e il mancato accordo Russia-Arabia Saudita per tagliare le estrazioni – con ripercussione anche nei prezzi alla pompa. Anche questa mattina si sono visti infatti nuovi interventi al ribasso sulla rete carburanti, da parte di Eni (-1 cent su benzina e diesel), Tamoil e Q8 (per entrambe -2 cent su benzina e diesel). Secondo Quotidiano Energia, ormai il prezzo medio nazionale praticato in modalità self della benzina è a 1,482 euro al litro (rispetto a 1,485 di ieri), con i diversi marchi compresi tra 1,473 e 1,506 euro/litro (no logo 1,470). Il prezzo medio praticato del diesel sempre il self è a 1,369 euro/litro (ieri 1,372), con le compagnie tra 1,360 e 1,393 euro/litro (no logo 1,356).

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In questo quadro, con le città bloccate e le attività chiuse, una situazione che certo non rende floridi gli affari, Faib Confesercenti, Fegica Cisl, Figisc/Anisa Confcommercio hanno annunciato che gli impianti di rifornimento carburanti cominceranno a chiudere: da mercoledì notte quelli della rete autostradale, compresi raccordi e tangenziali; e, via via, tutti gli altri anche lungo la viabilità ordinaria.

Nella loro presa di posizione, le associazioni sottolineano che nonostante la drammaticità della situazione oltre 100.000 gestori in tutta Italia hanno finora assicurato la distribuzione di carburante. “In un Paese che, malgrado i limiti strutturali e l’assoluta drammaticità della situazione, cerca e spesso trova il modo per far scattare meccanismi di solidarieta’, c’è una categoria di persone, oltre 100.000 in tutta Italia, che, senza alcuna menzione, ha finora assicurato, senza alcun sostegno né di natura economica, né con attrezzatura sanitaria adeguata, il pubblico servizio essenziale di distribuzione di energia e carburanti per il trasporto di beni e persone. 100.000 persone che hanno continuato a fare il loro lavoro (ridotto mediamente dell’85%) a rischio della propria incolumità e mettendo in pericolo la propria salute, presidiando fisicamente il territorio, rimanendo dove sono sempre state e dove ogni cittadino di questo Paese è abituato a trovarle ogni giorno, vale a dire in mezzo alla strada”, scrivono nella nota.

Lamentando quindi di non poter più essere trattati come schiavi, dicendo che “da soli, non siamo più nelle condizioni di assicurare nè il necessario livello di sicurezza sanitaria, nè la sostenibilità economica del servizio”, i distributori si preparano alla chiusura: “Correremo il rischio dell’impopolarità e dei facili strali lanciati da comode poltrone, ma davvero non abbiamo nè voglia, nè la forza per spiegare o convincere delle solari ragioni che ci sostengono”.