Ci sono i primi nomi iscritti nel registro degli indagati all’interno del fascicolo aperto dalla procura di Vercelli per la strage silenziosa che ha spento 43 vite nella casa di riposo di piazza Mazzini, circa un terzo degli ospiti.

Indagati per epidemia colposa e omicidio plurimo colposo sono il direttore generale della struttura, Alberto Cottini, e la direttrice sanitaria Sara Bouvet, difesi dagli avvocati Massimo Mussato e Aldo Casalini.

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D’altronde ci sono stati momenti, alla casa di riposo controllata dal Comune, in cui gli ospiti morivano e non c’era neanche il tempo di metterli nella bara. Una volta in una stanza due anziani vicini di letto si sono spenti uno dopo l’altro e sono stati lasciati lì per mezza giornata.

Gli operatori entravano nella camera per assisterli e rimanevano spiazzati. “Ma sono morti”, dicevano. E a quel punto, impotenti, uscivano ad occuparsi dei vivi. E lo stesso facevano i colleghi che venivano dopo visto che a lavorare erano in pochi – molti in malattia, dimezzati dal coronavirus – e gli ospiti sempre tanti, 126 divisi in vari reparti tra autosufficienti, non autosufficienti e malati di Alzheimer. Lo ha raccontato una operatrice socio sanitaria, chiedendo di non comparire con il suo nome per timore di ritorsioni.

Sono intanto in corso stamattina a Torino le autopsie disposte dal pm Davide Pretti su tre deceduti alla casa di riposo di piazza Mazzini a Vercelli. Si tratta di anziani risultati già positivi al Covid e l’esame autoptico è utile per stabilire il nesso causale tra l’infezione da coronavirus e la morte.

L’EPIDEMIA IN PIEMONTETutti gli aggiornamenti

La letteratura scientifica è combattuta sulla possibilità che il virus possa essere riscontrato anche post mortem su ospiti che non sono stati sottoposti a tampone quando erano ancora in vita. Tuttavia la procura sta anche valutando la possibilità di procedere con l’esumazione di alcuni cadaveri che sono già stati sepolti, tra quelli morti nelle ultime settimane nella Rsa vercellese.