crisi di governo

Il premier Giuseppe Conte, nel primo Consiglio dei ministri in nottata senza Iv, non ha mostrato nessuna intenzione di dietrofront, deciso ad andare avanti trattando ormai Matteo Renzi da avversario. Pd e M5s riuniscono i loro vertici per valutare la crisi. Il centrodestra attacca: Conte venga subito a riferire in Aula

Crisi di governo, Renzi: non c’è un solo nome per Palazzo Chigi

Il premier Giuseppe Conte, nel primo Consiglio dei ministri in nottata senza Iv, non ha mostrato nessuna intenzione di dietrofront, deciso ad andare avanti trattando ormai Matteo Renzi da avversario. Pd e M5s riuniscono i loro vertici per valutare la crisi. Il centrodestra attacca: Conte venga subito a riferire in Aula

14 gennaio 2021


3′ di lettura

Ventiquattro ore per far decantare lo schiaffo di Matteo Renzi, dopo le dimissioni delle ministre di Iv, per permettere ai partiti di maggioranza di ragionare sul da farsi. Il premier Giuseppe Conte sembra orientato a non dimettersi e ad andare in Parlamento con un discorso che faccia un appello largo alla responsabilità. E lì lo chiama oggi il presidente della Camera Roberto Fico, che accoglie la richiesta delle opposizioni e chiosa: «Quest’aula non è e non può essere indifferente a quanto sta succedendo». Il M5s fa quadrato attorno a Conte ed esclude l’epilogo del voto. Il Pd vede invece il rischio concreto che la crisi finisca con il voto anticipato a giugno. Il Colle è stato chiaro: no a soluzioni “raccogliticce”. Alle 20 è convocato un nuovo cdm per lo scostamento di bilancio che il premier – pronto all’interim delle due ex ministre IV – dovrà poi portare in Parlamento conquistando tempo. Cinque sei giorni decisivi per Conte.

Bonetti: discutere uso Mes dirimente per stare in maggioranza

Nel frattempo Iv tiene aperta la porta del dialogo. «La maggioranza c’è quando sostiene un progetto di governo. Abbiamo ritenuto di uscire e di dare le dimissioni in modo inedito, perché pochi lasciano le poltrone, per ricostruire un progetto di governo per il Paese che sia utile e realizzabile» ha detto la ministra dimissionaria per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti a Radio 24. E ancora: «Le mie dimissioni sono lo spazio perchè questo tavolo per riprogettare il Paese, sempre rimandato, finalmente si apra. Non si può più rimandare, proprio perchè siamo in crisi bisogna agire, il tema non è Conte ma la risposta politica». Tra le condizoni poste, quella del Mes: «Per noi l’utilizzo del Mes è dirimente per il Paese ed è dirimente per restare in maggioranza che ci siano le condizioni politiche sulla base delle quali l’utilizzo del Mes viene almeno discusso».

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GLI EQUILIBRI AL SENATO

La maggioranza e l’opposizione al Conte II: il peso dei partiti a Palazzo Madama. <br/>(*) Binetti, Saccone, De Poli

GLI EQUILIBRI AL SENATO

Di Maio: da Renzi gesto irresponsabile, strade ora divise

Ma per il M5s la corda si è rotta ed è imppossibile la permanenza dei renziani in maggioranza. «Mentre il Paese attraversa uno dei momenti più bui della sua storia, ieri Matteo Renzi ha scelto di ritirare i suoi ministri aprendo l’ennesima crisi di governo. L’Italia rischia così di essere macchiata in modo indelebile da un gesto che considero irresponsabile e che, come avevo anticipato, divide definitivamente le nostre strade» ha scritto Luigi Di Maio in un post su Fb.

Pd: responsabili non ci sono, rischio voto a giugno

In casa dem si media. Ma non si nasconde la forte preoccupazione. I cosiddetti responsabili non ci sono, la maggioranza dopo lo strappo con Renzi non esiste più, quindi è reale il rischio di elezioni a giugno. È l’analisi che in queste ore stanno facendo fonti qualificate del Pd.

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Le opzioni sul tavolo per Conte

Una decisione su come affrontare la crisi aperta da Iv Conte – se dimettersi per aprire il tentativo di un nuovo governo o andare in Parlamento a verificare la sua maggioranza – la deve mettere sul tavolo già nelle prossime ore, anche perché è lo stesso presidente Mattarella ad averlo invitato ad una soluzione della crisi in tempi brevi. Se sceglierà davvero lo showdown in Parlamento l’obiettivo potrebbe essere ottenere il sì da una maggioranza larga e solida, con un appello ampio a sostenere il lavoro del governo. Il Movimento sembra più compatto che mai sull’”avvocato del popolo”. E anche chi, in teoria, avrebbe aperto ad una soluzione con un premier Dem (come Dario Franceschini) pare esser tornato sui suoi passi.