Per la serie “Prove strane ne abbiamo” ecco il racconto targato francese ma motorizzato tedesco, Porsche, di una ricerca esagerata, per record di velocità in bicicletta. Già, la tanto ricercata e usata oggi bici, quella che ruba interesse e utilizzo a mezzi pubblici e anche automobili, almeno in molti grandi centri dove il Covid-19 ha fatto danni. Parliamo però di altro che spostarsi in città. La storia forte di un “pazzo” che voleva andare a 240 Km/h in bici da corsa attaccato a un’auto da corsa, la Porsche 935.

Ecco, già dire 935 Porsche a qualcuno fa cedere le solide certezze sulla sua teorica cultura automobilistica. Si tratta di una vettura Sport di fine anni Settanta, popolare anche per le sue varianti usate da team privati nelle gare Endurance; era derivata dalla 911 per correre in gruppo 5, con motore a 6 cilindri turbo da oltre 750 CV. Tornando alla bici che supera record di velocità impossibili, la definizione per questo tipo di ciclismo in cerca di punte velocistiche grazie a un altro veicolo, motorizzato, è mezzofondo dietro motori. I meno giovani ricordano bene la disciplina, quando era in voga e riconosciuta ai vertici dello sport, data in TV sulla RAI.

I ciclisti erano detti anche “stayer”, dato che le bici, preparate apposta con rapporti lunghissimi e ciclistica dedicata, stanno in scia a mezzi motorizzati. Di norma, se vogliamo definirla tale, si vedevano bici tirate da moto su piccoli anelli di velocità, i velodromi e le punte erano intorno ai 70 Km/h. In questo caso della Porsche che traina oltre i 200 Km/h invece, si tratta di asfalto e competizione non titolata, pur se da record assoluto.

I due protagonisti, con aerodinamica e corona esagerate per i rispettivi mezzi (935 e bici Bianchi)

I due protagonisti, con aerodinamica e corona esagerate per i rispettivi mezzi (935 e bici Bianchi)

L’incredibile episodio avviene a Ehra-Lessien, Germania, sede di percorsi prova per il gruppo VW. Il ciclista è tale Jean-Claude Rude, mentre l’auto è quella del noto pilota e poi manager nel mondo delle vetture Sport, Henri Pescarolo. Siamo nel 1978 e sebbene Pescarolo fosse scettico, poi la Porsche 935 con livrea Martini viene modificata negli scarichi e nell’aerodinamica posteriore, per dare la scia e coprire il ciclista nel suo record.

Lo stesso si ritrova anche una struttura che gli pone fronte ruota un rullo, su cui appoggiare l’anteriore della sua due ruote. Una bici con un rapporto talmente lungo da fare 27 metri con una pedalata, pare. Per arrivare al record di uomo su bici più veloce al mondo, come spiegato nel video qui proposto, il ciclista viene aiutato a partire da fermo, spinto da una moto. Il target era 240 Km/h, per superare altri che in giro tra Europa ed USA avevano fatto imprese simili, dal decennio precedente.

Dopo qualche difficoltà e presa di misure, un primo pericolosissimo intoppo; gomma staccata a quasi 170 Km/h ma ciclista indenne. Anche il secondo run non arrivò al target, che difficilmente si centra con tante variabili da far collimare senza errori.e rischi. Tutti, o quasi, si misero l’animo in pace ringranziando per l’impegno e per non avere fatto danni seri. Un record però che lo stesso Rude volle riprovare a ottenere, persino in scia a un treno e che tragicamente, lo portò alla morte durante la corsa impossibile solo due anni dopo.

Per conoscenza, parlando sempre di bei tempi passati e di record pedalando in bici, quello “dell’ora” di Francesco Moser era 51.151 km (1984). Quello da pazzi, nel senso buono, con bici dietro a mezzo motorizzato che “la tira” nel frattempo è salito: 285 km/h in scia a un Dragster, sul lago salato.