Quaranta morti: è il primo terribile bilancio dell’attacco avvenuto intorno alle 13.40 ora locale – l’1.40 del mattino in Italia – in due distinte moschee della città di Christchurch in Nuova Zelanda. Il primo allarme è arrivato dalla moschea di Al Noor, dove c’erano almeno 300 persone raccolte nella preghiera del venerdì. I killer hanno prima attaccato la sezione maschile e poi si sono spostati nella sala preghiere femminile. Poco dopo il secondo assalto alla moschea di Masjid nel sobborgo di Linwood. La dinamica del secondo attacco non è ancora chiara, ma comporterebbe delle auto cariche di esplosivi. A sparare invece sarebbe stato un commando formato da 3 uomini e una donna, che la polizia è successivamente riuscita a fermare. Ma si teme che ci siano altri complici, parte di una rete molto più larga.

“Il ritrovamento di esplosivi” ha detto il commissario di polizia neozelandese, Mike Bush, durante la prima concitata conferenza stampa “sottolinea la serietà dell’attacco”. Tanto più che nelle stesse ore il centro della città era pieno di giovani diretti alla loclale manifestazione per il clima degli studenti, che per ragioni di sicurezza è stata poi cancellata.

2/2 … off the streets and indoors until further notice. Christchurch schools will be locked down until further notice.Police thanks the public for their cooperation and will provide further updates to keep residents informed.

— New Zealand Police (@nzpolice) 15 marzo 2019

Non sembrano esserci dubbi sul fatto che matrice dell’attacco è il razzismo anti islamico. Poco prima della strage sui social era infatti apparso un manifesto di 87 pagine “anti-immigrati e anti-musulmani” che è stato poi cancellato. Secondo le prime ricostruzioni uno dei killer è di nazionalità australiana: lo ha confermato anche il premier di quel paese, Scott Morrison. Si tratta di un uomo bianco, tra i 30 e i 40 anni che indossava un’uniforme militare quando ha aperto il fuoco.

A rendere ancora più odioso l’episodio, è la comparsa, in un tweet postato presumibilmente da uno terroristisi di una lista di nomi di assassini di stranieri scritti su alcuni caricatori di armi automatiche, dove compare anche quello dell’italiano Luca Traini, che nel 2018 tentò una strage di migranti a Macerata ferendo sei persone. Per ragioni di sicurezza tutte le moschee del Paese sono state chiuse.

Christchurch, attacco in due moschee in Nuova Zelanda: almeno 40 morti. La strage in diretta Facebook

Il tweet (ora eliminato) di uno degli attentatori: sulle munizioni i nomi dei killer anti migranti e anti musulmani tra cui quello di Luca Traini

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Il live della strage trasmesso su Facebook, subito ritirato dalla rete, sta purtroppo ancora circolando. Al punto che la polizia della Nuova Zelanda ha “esortato con forza” media e popolazione a non condividere quei 17 minuti di sangue girati e postati da uno dei killer. Anche molti utenti hanno esortato i social a rimuovere le terribili immagini. E infatti si è subito mossa anche Facebook, con il portavoce locale, Mia Garlick, che poche ore dopo ha confermato che il video della strage è stato rimosso.

Christchurch, attacco in due moschee in Nuova Zelanda: almeno 40 morti. La strage in diretta Facebook

Uno screenshot del video della strage pubblicato su Facebook da uno degli attentatori

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“La polizia della Nuova Zelanda ci aveva allertato relativamente al video su Facebook poco dopo l’inizio dello streaming live e noi abbiamo velocemente rimosso sia il video e sia gli account Facebook e Instagram dell’attentatore”, ha precisato la Garlik.

Police are aware there is extremely distressing footage relating to the incident in Christchurch circulating online. We would strongly urge that the link not be shared. We are working to have any footage removed.

— New Zealand Police (@nzpolice) 15 marzo 2019

“E’ uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda” ha subito commentato la premier della Nuova Zelanda Jacinta Arden. “Un atto di violenza senza precedenti” ha detto parlando alla nazione.

in riproduzione….

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