Illustre ministro Bussetti, ho avuto modo di vedere il video che la ritrae in visita nella nostra provincia, ad Afragola e Caivano, ed ascoltare la sua risposta ad una domanda di un giornalista. Le devo confessare che mi hanno molto colpito le sue parole e il suo sguardo: appariva disgustato e disturbato e allora, mi sono chiesta, perché?

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Forse è dura vedere realtà della profonda provincia del napoletano, scuole che definire difficili è davvero un eufemismo. E ho pensato che mi farebbe piacere se volesse anche venire in visita a Procida, la più piccola isola del golfo di Napoli, nell’istituto comprensivo “ 1° C. D. Capraro” che dirigo da 4 anni. Sicuramente il paesaggio la meraviglierà e il suo sguardo potrà apparire più sereno: il mare azzurro, l’incanto del borgo di pescatori della Corricella, la cucina strepitosa, il fascino dell’ex carcere di Terra Murata, una realtà decisamente più armoniosa dei luoghi da lei visitatil’altro giorno.


Pur tuttavia, anche Procida è come Afragola, Caivano e la maggior parte del Sud Italia e le racconto perché. La nostra scuola ha circa 1000 alunni, dai 3 ai 13 anni, 138 docenti, 13 collaboratori scolastici, 6 unità di personale amministrativo ed è ubicata su 4 plessi. Il trasferimento ordinario di fondi dal Miur per questa comunità ( che a Procida costituisce la prima “ azienda” dell’isola, per numeri) è di circa 16.000 euro all’anno: fondi che servono per il funzionamento generale e la didattica (dalla carta, al materiale di cancelleria, a eventuali sussidi didattici, piccole riparazioni, carta igienica, assicurazione degli alunni). Ricordo che, non essendo un istituto superiore, non è previsto il versamento di tasse scolastiche da parte delle famiglie, ma un contributo volontario, che non sempre viene erogato.

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Questo è il capitolo dei fondi. Apriamo ora il capitolo dei sacrifici e dell’impegno da lei evocati. L’orario di lavoro dei docenti va spesso al di là di quello previsto dal contratto di lavoro: ricordo che per un docente dell’Infanzia l’orario di servizio settimanale è di 25 ore, per un docente della Primaria di 22 ore per uno stipendio medio di 1400 euro, per un docente della Secondaria di Primo Grado si tratta di 18 ore per una media di 1600 euro ( ovviamente a queste ore si sommano altre funzionali all’insegnamento, fino a un massimo di 80 ore annue ed altre ancora legate alla preparazione delle lezioni, la correzione dei compiti, l’accompagnamento a visite guidate, viaggi di istruzione ecc., rigorosamente non retribuite).

Gli stipendi medi di un assistente amministrativo sono di 1300 euro, quelli di un collaboratore scolastico di 1200. Un dirigente scolastico, ruolo di “privilegio” nella scuola, non più preside ma “manager” (come si ama dire da qualche anno) percepisce uno stipendio mensile che non arriva a 3000 euro netti, con responsabilità civili, penali, disciplinari e soprattutto equiparato a un “datore di lavoro” per quanto riguarda la sicurezza. Questo è il quadro delle retribuzioni e, sommariamente, delle responsabilità di chi opera, a diverso titolo nella scuola: a questo aggiungiamo il “non riconoscimento” sociale che ormai da anni investe il mondo della scuola, i tanti luoghi comuni che circolano ( tre mesi di ferie per i docenti, le scuole chiuse quando finiscono le attività didattiche, solo per citare due bugie che ormai si sono trasformate in certezze nell’opinione pubblica).

Aggiungo, solo a titolo esemplificativo, che i docenti spesso conoscono oltre che i nomi di tutti gli alunni, le loro storie, le loro paure, i loro desideri, i disagi ed i sogni, perché anche al di fuori delle aule, a dispetto di un immaginario collettivo superficiale, li ascoltano, li seguono, li “ orientano”. Vogliamo parlare delle strutture nelle quali lavoriamo? Mi autodenuncio: sono una scuola non adeguata alla normativa antincendio. Al Sud siamo tutte scuole in questa situazione: ma, a quanto pare, questo non è un tema urgente per il governo. Per non parlare della certificazione completa che le scuole dovrebbero avere sul versante della sicurezza: credo, caro ministro, che d’ufficio possa chiudere quasi tutte le scuole meridionali ( ma, se i dati non mentono, anche molte del Nord).

Le scuole più “ fortunate” dipendono da enti locali che erogano ordinariamente fondi, forniscono il riscaldamento e gli arredi, si occupano della manutenzione ordinaria e straordinaria. Peccato che la maggior parte di noi dipenda da enti locali in dissesto o predissesto, che, dunque, non riescono materialmente nemmeno a garantire l’ordinario.

E, secondo lei, se domattina nella mia bella scuola, nella mia isola felice, dopo una pioggia torrenziale, non volesse il cielo dovesse staccarsi una guaina impermeabile e colpire un alunno che aspetta l’ingresso nel cortile, come farei a dimostrare di non essere responsabile di non aver eliminato il pericolo? Inutile dirle che, a dispetto del mio contratto, lavoro mediamente 10 ore al giorno, con il cellulare sempre acceso per eventuali comunicazioni di servizio e diversi weekend impegnati a studiare documenti e circolari che, durante la giornata, non riusciamo nemmeno a sfogliare.

Questa è la mia quotidianità a Procida, come tanti altri dirigenti scolastici nella città e nella provincia di Napoli, come ad Afragola e Caivano, dove, a differenza mia, devono anche “combattere” con territori difficili, dove il disagio giovanile spesso incrocia la camorra e la microdelinquenza. E allora: a quale impegno e sacrificio pensava quando, con sguardo seccato, rispondeva alla domanda del giornalista?