ROMA. Non esistono le razze umane: siamo tutti esseri umani, uguali al 99,9% del Dna. È per questo che gli scienziati italiani chiedono di togliere quella parola, “razza”, dalla Costituzione: una parola, spiegano, priva di significato scientifico. A farsi portavoce della proposta, lanciata ufficialmente giovedì al Collegio Ghislieri di Pavia con il sostegno di Fondazione Umberto Veronesi e Merck, è il genetista e accademico dei Lincei Carlo Alberto Redi. Che la riassume così: “la razza è una fake news!”, una bufala, una falsità bella e buona.

E quindi lo ius soli?

“Per me, è una questione di logica più che di scienza. Ho conosciuto un bambino di Reggio Emilia, nato e cresciuto in Italia e con gli occhi a mandorla. Gli ho chiesto se sia mai stato in Cina, e mi ha risposto: mai. Allora perché sui documenti è cinese?”

Ma perché le razze non esistono?

“Perché le differenze genetiche che troviamo tra due individui presi a caso nella stessa popolazione non sono meno numerose di quelle che troviamo prendendo due individui di due popolazioni diverse. Voglio dire: la nostra specie si è diffusa dall’Africa al resto del mondo praticamente ieri l’altro, cioè 150-175 mila anni fa. Per di più, da allora abbiamo continuato a incrociarci. E i migranti che vediamo arrivare oggi in Europa sono solo l’ultima delle migliaia di migrazioni avvenute nella nostra storia. Insomma: il nostro Dna non si è mai chiuso in un posto, non si è mai isolato. E non ha mai definito “razze” distinguibili dal punto di vista genetico”.

Ma tra di noi ci sono differenze evidenti, come il colore della pelle e la forma degli occhi.

“Ma non hanno significato! Il colore della pelle è un adattamento, come la capacità di digerire il latte. Mi spiego. Il Dna di chi è bianco e di chi è nero è uguale, ci sono gli stessi geni: allo stesso modo il Dna di chi digerisce e non digerisce il latte è uguale. Quello che è successo è che vivendo in ambienti diversi (da una parte tanto sole, dall’altra l’allevamento di vacche) si sono selezionate caratteristiche diverse, più favorevoli alla sopravvivenza: dove c’è tanto sole le cellule della pelle producono più melanina. Infatti anche in Africa nascono albini”.

Nel corso degli ultimi secoli, però, la scienza ci ha provato, a definire le razze umane.

“Già, ma senza nessun esito. Per questo è l’ora di chiudere la questione. Vi racconto una storia: alla fine dell’Ottocento il grande medico tedesco Rudolf Virchow fu incaricato dal governo prussiano di definire scientificamente la razza ariana, di indicare cioè che cosa la distingue dalle altre. Fece uno studio mastodontico su milioni di ragazzi cristiani e ragazzi ebrei: misurò crani, altezze, pesi, confrontò colori della pelle, degli occhi, dei capelli. E niente, non fu possibile dire niente. Bismarck, offeso, lo sfidò a duello! Questo conflitto tra scienza e politica oggi è superato, e infatti ecco la nostra proposta”.

Ce la spieghi.

“Considerato che nel ’46 i nostri padri costituenti volevano difendere un principio di eguaglianza, e considerato che oggi la scienza indica con chiarezza che la parola “razza” non ha senso, proponiamo di toglierla dall’articolo 3 per evitare di legittimarla. Insomma: per dire chiaro e forte alla popolazione italiana che di “razze” umane non ha senso parlare, e che chi lo fa ha il solo scopo di discriminare i più deboli”.

Siete tutti d’accordo, voi biologi?

“Sull’inesistenza delle razze certo che sì! Sulla proposta ci sono posizioni diverse e c’è anche chi dice che nella Costituzione la parola “razza” vada lasciata perché se lei non ha senso, la parola “razzismo” purtroppo ne ha ancora. Per molti di noi, però, modificare la Costituzione ha un valore soprattutto simbolico. Ecco perché il 12 ottobre abbiamo cominciato a raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare, e siamo felici di vedere che ci sostengono in tanti anche tra i giuristi”.