In Italia ci sono circa 4,3 milioni di utenti pay-TV online, di cui 1,9 milioni abbonati, quindi non deve stupire il fatto che la querelle tra Vivendi e Mediaset possa risolversi con una triangolazione legata a contenuti, TIM e Canal Plus.

Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio EY, svelato durante il convegno di Capri dello scorso weekend, il re del settore al momento è Netflix con 800mila sottoscrizioni. Seguono TIM con 600mila, Infinity con 300mila e NOW Tv con 250mila. Amazon Prime, che per ora è gratuita per i clienti Prime vanta già 300/400mila utenti. Bisogna però puntualizzare che Netflix, rivolgendosi a un pubblico più giovane, punta molto sulla condivisione dei suoi abbonamenti, mentre TIMVision regala il servizio ai clienti Smart Fibra.

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Questi dati fanno riferimento al periodo compreso tra settembre 2016 e luglio 2017, ma sostanzialmente la componente video online (free e pay) vale circa 19,1 milioni di utenti, con un incremento del 18% rispetto allo scorso anno. Per altro il 52% degli utenti free vi accede da fuori casa, mentre la percentuale scende al 30% per quelli pay. Come a dire che cinema e serie TV sono soprattutto legati all’ambito domestico.

La domanda di fruizione video va di pari passo con quella dei servizi ultra-broadband che ha raggiunto un volume di circa 3,5 milioni di accessi.

Ecco quindi la conferma della tesi che gli operatori TLC hanno sempre sostenuto in relazione allo sviluppo della rete: senza il volano dei servizi video l’abbonamento fibra rimane un sogno per pochi appassionati. In verità negli anni il tema è stato oggetto di dibattito poiché molti osservatori sostengono invece che è l’ultra-broadband stesso uno stimolo all’impiego e alla diffusione di nuovi servizi.

Personalmente, considerato l’alto tasso di analfabetismo informatico, penso che sia il desiderio per qualcosa di concreto a stimolare la domanda per ottenere servizi adeguati. Solo l’utenza digitale più scafata sa esattamente quali siano le potenzialità di uno strumento potente come l’ultra-broadband.

Il caso Vivendi-Mediaset-Telecom

Per quanto riguarda l’accordo Vivendi-Mediaset-Telecom più fonti confermano trattative in corso. Pare che il management francese sia disposto a un congruo risarcimento – Bloomberg sostiene che tra azioni e contanti si possa sfiorare il miliardo di euro. Ecco quindi l’idea di giocare la partita sinergicamente alla creazione di Canal Plus Italia, che il CdA di Telecom dovrebbe approvare a ottobre.

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La nuova entità dovrebbe essere composta per l’80% dal capitale di Telecom e per il restante 20% da Canal Plus – la piattaforma streaming di Vivendi. Ma a questo punto non si esclude il coinvolgimento di Mediaset, che porterebbe in dote uno smisurato portfolio titoli.

Vivendi potrebbe tenere per sé il controllo con due consiglieri di amministrazione su 5. Per altro uno dei due godrebbe di poteri speciali per l’approvazione del budget e del piano industriale, la nomina dell’amministratore delegato e del direttore finanziario, gli acquisiti di diritti TV superiori ai 20 milioni di euro, l’avvio di produzioni superiori ai 10, etc.

In questa fase comunque è tutto oggetto di contrattazione, perché ovviamente Mediaset non ha alcuna intenzione di fare solo presenza. E sulla tecnologia da impiegare? Il modello di riferimento è Netflix. La sfida è ardua.


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