MILANO – Ore 10:30. I timori di nuove ondate di Covid 19 pesano come macigni sui listini globali, mentre i dati macroeconomici dalla Cina dicono di una ripresa industriale leggermente al di sotto delle attese. Resta dunque un clima di grande incertezza, in una settimana ricca di eventi durante la quale le Banche centrali potranno ancora indirizzare l’umore degli investitori.

Le autorità cinesi hanno annunciato domenica la scoperta di una nuova fonte di contaminazione attorno a un mercato all’ingrosso a Pechino, che ha portato al confinamento di 11 aree residenziali nelle vicinanze. In particolare la Cina ha segnalato 57 nuovi casi di Covid 19 in 24 ore, il rapporto giornaliero più alto nel paese da aprile. Negli Stati Uniti, anche se l’ultimo bilancio giornaliero delle vittime è diminuito drasticamente, la crisi sanitaria rimane preoccupante, avendo colpito anche gli Stati meridionali e occidentali, dopo aver colpito principalmente il Nord-Est della nazione. E anche in Giappone, i timori di una seconda ondata sono forti: domenica sono stati annunciati 47 nuovi casi di infezione a Tokyo. L’India è un altro Paese nel quale la situazione preoccupa, con contraccolpo anche sulla Borsa locale che ha perso un punto e mezzo percentuale dopo aver chiuso la peggior settimana in un mese di tempo.

Fattori che pesano sugli investitori, con i future americani in rosso e le Borse europee che trattano sotto il segno “meno”. Francoforte perde il 2,75%, Parigi cede il 2,85%, Londra il 2,2%. Milano, dopo l’apertura in rosso di oltre tre punti percentuali, lascia la maglia nera e anzi migliora a -1,7%. Solo un paio, comunque, i titoli del Ftse Mib in positivo. Su Piazza Affari si registra il ritocco in aumento del pacchetto di filiali che andranno a Bper, nell’ambito dell’operazione Intesa-Ubi, con il quale la banca guidata da Carlo Messina spera di convincere l’Antitrust all’inesistenza di ostative dal punto di vista concorrenziale.

Già la Borsa di Tokyo ha pagato, in mattinata, il conto: l’indice Nikkei ha lasciato sul terreo il 3,5% a 21.530,95. Ancora peggio ha fatto Seul, che è scivolata del 4,7% mentre Shanghai ha contenuto il ribasso al -1%. “Le preoccupazioni su una possibile seconda ondata di infezioni stanno crescendo” e questo ha pesato sul mercato, afferma una nota di Okasan online securities. Sembra, per dirla con Bloomberg, riandare in scena il film visto lo scorso giovedì: sui mercati era scattata una fuga dagli asset più rischiosi che aveva alla fine portato a una perdita del 6% per Wall Street.

Come accennato, uno dei principali dati attesi riguardava la produzione industriale in Cina: sale del 4,4% annuale a maggio, il top da dicembre ma meno dell’atteso +5% e contro il +3,9% di aprile. L’economia cinese è ripartita prima delle altre ma deve ancora rimettersi in carreggiata dopo il coronavirus. Le vendite al dettaglio e gli investimenti hanno subito un’altra contrazione a maggio. Le vendite al dettaglio si sono contratte del 2,8% annuale a maggio, dopo il -7.5% di aprile e contro un atteso -2%. Gli investimenti fissi, che rappresentano il 60% degli investimenti totali, hanno subito una contrazione annuale del 6,3%, dopo il -10,3% di aprile e a fronte di un atteso -5,9%. Se si osserva l’andamento spacchettato, i settori dell’acciaio e della produzione automobilistica stanno andando abbastanza bene, ma ci vorrà ancora del tempo prima che anche altre attività tornino a viaggiare a livelli pre-crisi. Le perdite di posti di lavoro e il timore di una seconda ondata del virus mantengono cauti i consumatori. Negozi e ristoranti non lavorano a pieno ritmo. Il tasso di disoccupazione a maggio arretra al 5,9% dal 6% di aprile e contro un atteso 6,2%. Mentre le vendite al dettaglio scendono del 2,8% su base annua, più del -2,3% stimato dal consensus, ma in deciso miglioramento rispetto al -7,5% di aprile. Da inizio anno resta un passivo per il commercio del 13,5%.

Sui mercati valutari la propensione al rischio è scarsa per i timori legati ai contagi. L’euro passa di mano a 1,1262 dollari e 120,55 yen. Dollaro/yen in calo a 107,05. Lo yuan onshore è poco mosso a 7,0882 per dollaro. Nel mercato offshore, lo yuan è sceso a 7,0865 sul biglietto verde. Avvio di settimana in lieve rialzo per lo spread fra Btp e Bund. Il differenziale segna 190 punti contro i 188 della chiusura di venerdì. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari all’1,43%.

Per le stesse ragioni i prezzi del petrolio sono in calo: sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti cedono del 3,36% a 35,05 dollari e quelli sul Brent arretrano del 2,2% a 37,85 dollari al barile.