MILANO – Ore 9:40. Le Borse mondiali danno un segnale di recupero, dopo che le azioni hanno toccato i minimi dal 2016 ignorando il bazooka della Fed, che ha promesso un Quantitative easing senza limiti. Mentre si susseguono le chiusure di intere econome, a cominciare da molti Stati Usa e dalla Gran Bretagna, si guarda alla riunione telematica dei ministri delle Finanze della zona euro per capire se ci potrà essere una risposta più forte alla crisi, con qualche forma di intervento comune come auspicano Italia, Spagna e Francia.

Nel mentre, un po’ di appetito al rischio torna tra gli investitori: lo dimostrano le aperture in rialzo sui listini occidentali, gli acquisti che si sono visti in Asia e il primo declino del dollaro (che è diventato il re dei beni rifugio) dopo dieci rialzi consuecutivi. Sembra quindi archiviata la seduta negativa di Wall Street, che ieri ha perso il 3% anche in scia al mancato accordo politico sul piano da oltre 2 mila miliardi per rilanciare la prima economia al mondo.

In Europa, Milano segna un guadagno del 4,8% mentre resta in vigore il divieto Consob sulle vendite allo scoperto. Londra è in recupero del 3,65%, Parigi del 3,8% e Francoforte fa meglio balzando del 5 per cento.

Distensione anche sul fronte dello spread tra Btp e Bund tedeschi: il differnenziale di rendimento tra i due decennali apre la seduta in calo in area 190 punti base, con il titolo tricolore che rende l’1,55 per cento. Così come si vede qualche timida schiarita anche per il Vix ovvero “l’indice della paura”. Il Chicago Board Option Exchange Volatility Index (Vix, appunto), termometro della febbre sui mercati innescata dall’emergenza coronavirus, allenta ancora il passo. Nelle ultime ore, l’indicatore che traccia la volatilità attesa sugli scambi americani si è riportato in area 60 punti: 20 meno rispetto alla settimana scorsa, quando ha superato il record a quota 80,74 del 21 novembre 2008.

Dal fronte macro, arrivano le prime rilevazioni che tracciano il tracollo economico con la pandemia: il Pmi dei servizi tedesco è crollato a marzo a 34,5 punti e quello della manifattura a 45,7. Sono indicatori assai ascoltati dai mercati, costruiti attraverso l’indagine ai direttori agli acquisti delle aziende e che anticipano l’andamento economico. Sotto i 50 punti annunciano una contrazione economica.

Gli acquisti sulle Borse asiatiche

Il clima costruttivo si era già visto sulle piazze asiatiche, con Tokyo che si è risollevata dai minimi da quasi quattro anni anche grazie alla progressiva svalutazione dello yen. Il Nikkei alla fine ha guadagnato il 7,13% a quota 118.092,35, aggiungendo 1.204 punti, mentre lo yen scendeva sul dollaro a 110,40. Segno positivo, dopo una seduta volatile, anche per le Borse cinesi: Shanghai è salita del 2,34%, a 2.722,44 punti, Shenzhen del 2,10%, salendo a quota 1.666,22. Rally per Seul, che negli ultimi tempi ha accusato gravi perdite nonostante il contenimento rapido del virus: ha guadagnato l’8,60% grazie al piano del presidente Moon Jae-in sul raddoppio a 100.000 miliardi di won (80 miliardi di dollari) delle risorse contro la crisi legata al Covid-19, insieme agli speciali fondi per stabilizzare i mercati dei bond e azionari.

In recupero il petrolio, risale anche l’oro

Anche il prezzo del petrolio continua ad avanzare questa mattina dopo il rialzo segnato ieri sera sui mercati americani. Il Wti con consegna a maggio guadagna il 4,8% a 24,47 dollari al barile, il Brent, greggio di riferimento europeo, avanza del 4,1% a 28,14 dollari al barile.

Ingine l’oro è in rialzo e sfiora i 1.600 dollari l’oncia. Spinto dalle misure della Fed per proteggere l’economia Usa, l’oro ha registrato un rialzo del 2% a quota 1.584,51 dollari l’oncia. In scia avanzano anche argento e palladio (oltre il 6%) e platino (3%).