MILANO – Le Borse europee avviano le contrattazioni in moderato rialzo in una giornata molto ricca di spunti dal lato dell’agenda macroeconomica. Milano guadagna in aperura lo 0,36%, Francoforte lo 0,3%, Londra lo 0,38%, Parigi lo 0,33%.

Indicazioni rilevanti dall’industria arriveranno con la diffusione degli indici pmi manifatturiero Germania, Eurozona e Gran Bretagna. Quelli pubblicati questa mattina da Cina e Giappone non hanno mostrato segnali incoraggianti. In Cina ad aprile l’indice Caixin che interpella i responsabili acquisti del comparto si è attestato a 50,3 rispetto al 51,2 di marzo, in Giappone l’indice pmi servizi ha fatto segnare un 52,2 il mese scorso da 52,9 in marzo.

La Borsa di Tokyo ha chiuso comunque positiva, beneficiando dei segnali arrivati dai verbali dell’ultima riunione del board della Banca del Giappone che hanno lasciato intendere che l’istituto non ha in programma rallentamenti della propria politica monetaria ultraespansiva. I mercati però guardano in settimana essenzialmente a due appuntamenti, la riunione del bopard della Fed, in programma oggi e domani, e i dati sul lavoro Usa in arrivo venerdì. Da testare soprattutto la reazione della Banca centrale Usa dopo gli ultimi segnali di rallentamento arrivati dall’economia americana.

Sul mercato valutario del Vecchio Contnente l’euro ha aperto in rialzo: la moneta unica viene scambiata 1,0918 dollari, contro gli 1,0890 dollari della chiusura di venerdì. Con lo yen l’euro passa invece di mano oggi a 122,41 contro i 121,91 dell’ultima rilevazione. Apertura a quota 196 per lo spread, con il rendimentod el decennale italiano al 2,28%

Oltre ai dati già citati l’agenda macroeconomica oggi attende anche i dati sull’occupazione a marzo in Italia e nell’Eurozona e – ancora dall’Italia – quelli sul fabbisogno statle e sulle immatricolazioni di auto ad aprile.

Quotazioni del petrolio in calo sull’onda delle previsioni di un aumento delle scorte Usa. I contratti sul greggio Wti con scadenza a giugno cedono a18 centesimi e passano di mano a 48,66 dollari al barile. Il Brent perde 13 centesimi a 51,39 dollari. Poco posso invece l’oro, in attesa del meeting della Fed e dei dati sul lavoro Usa. Il lingotto con consegna immediata resta così a 1.256,9 dollari l’oncia.