MILANO – Ore 10:15. I listini europei trattano deboli in attesa di capire, dalle parole che Janet Yellen pronuncerà a Jackson Hole, se ci saranno delle indicazioni sui prossimi rialzi dei tassi americani da parte della Federal Reserve. Milano cede lo 0,7%, mentre le altre sono piatte: Francoforte lima lo 0,1%, Londra è invariata come Parigi. Il tradizionale simposio annuale, che rappresenta un occasione di scambio di opinioni tra i banchieri centrali preoccupati di aver esaurito gli strumenti a disposizione per affrontare una nuova crisi, arriva mentre i mercati rialzano le possibilità che già alla riunione del 20-21 settembre possa esser rialzato il costo del denaro negli Usa. I future sui Fed Fund indicano una possibilità di rialzo su tre, il doppio di due settimane fa e in netta crescita rispetto allo zero tondo indicato subito dopo il referendum sulla Brexit.

A far lievitare le chances (anche se bisogna arrivare alla riunione di dicembre per superare il 50% di probabilità di un rialzo) sono state alcune dichiarazioni “da falco” di esponenti del board della Fed: la numero uno della Fed di Kansas City, Esther George, ha ribadito il suo appello per garantire tassi più alti e il collega di Dallas, Robert Kaplan, ha sottolineato che stanno maturando le condizioni per una stretta. Non molti, però, scommettono sul fatto che nel suo discorso a Jackson Hole, Yellen replichi la chiarezza espressa nel 2010 dall’allora presidente Ben Bernanke, che annunciò di fatto un nuovo Quantitative easing. Possibile piuttosto che lasci tutte le porte aperte, in attesa di vedere cosa faranno Bce e BoJ prima di lei e di ricevere gli ultimi dati aggiornati.

Borse deboli prima del discorso di Janet Yellen a Jackson Hole

L’andamento delle possibilità di rialzo dei tassi Usa nella riunione di settembre (secondo il mercato): azzerate dopo la Brexit, sono poi risalite

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A Piazza Affari, tratta debole Mediaset dopo le accuse e repliche volate con i francesi di Vivendi sulla vicenda della cessione di Premium. Lo spread tra Btp e Bund tedesco a 10 anni è intanto stabile a 120,5 punti in avvio, con un rendimento dell’1,130%. Il differenziale tra Bonos e Bund scende a 99,7 punti con un tasso di 0,920%. L’euro si rafforza intanto sul dollaro, in attesa di sentire il discorso di Yellen: la moneta unica viene quotata 1,1304 dollari, contro 1,1281 dollari di ieri sera a New York. Il cambio con lo yen è a 113,07.

Sul fronte macroeconomico si registra la crescita zero per la Francia nel secondo trimestre dell’anno (+1,4% il dato annuale), mentre la fiducia dei consumatori è salita a 97 punti ad agosto, dai 96 di luglio. Sempre di fiducia si parla in Germania, ma questa volta dei consumatori: hanno reagito bene a Brexit e secondo l’istituto Gfk l’indice di fiducia in Germania è salito a settembre a 10,2 da 10 di agosto, contro attese per un risultato stabile. Molto ricca l’agenda Usa con la seconda stima del Pil americano del secondo trimestre: si aspetta una revisione da +1,2 a +1,1%. Arrivano poi la stima preliminare dei profitti aziendali per il secondo trimestre e il dato finale della fiducia dei consumatori per il mese di agosto.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo. Al termine delle contrattazioni l’indice Nikkei ha lasciato sul terreno l’1,17% a 16.360,71 punti. In ribasso anche il Topix, -1,25% a quota 1.287,90. I mercati hanno incassato il quinto mese di calo dell’inflazione, scesa a luglio delo 0,2% e dello 0,5% annuo: il dato peggiore da marzo 2013. Ieri sera, Wall Street ha chiuso debole nonostante i buoni dati macro, che però danno spazio alla Fed per una stretta monetaria: le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono inaspettatamente scese per la terza settimana di fila raggiungendo i minimi di un mese e gli ordini di beni durevoli sono saliti per la prima volta in tre mesi portandosi ai massimi dello scorso ottobre. Alla fine l’indice Dow Jones si è portato a 18.448 punti (-0,18%) e il Nasdaq a 5.212 (-0,11%).

I prezzi del petrolio sono di nuovo sotto pressione dopo che il ministro dell’Arabia Saudita ha spresso dubbi sulla necessità di tagli alla produzione. Il Wti con consegna ottobre scende di 7 cent a 47.26 dollari al barile, mentre Brent arretra di 11 cent a 49.56 dollari. Oro in live rialzo: è scambiato a 1.324,65 dollari con un progresso dello 0,21%.