L’altra cosa che colpisce questa: non appena Battisti sparisce negli uffici dell’Aeronautica militare, ecco che solerti avieri iniziano a montare un palchetto. Esatto: montano un vero e proprio palchetto sulla pista.

Devono salirci i ministri Matteo Salvini e Alfonso Bonafede. Stanno per venire a tenere addirittura un discorso. Uno ciascuno, s’intende (anche se, ovviamente, l’arresto di Battisti non era nel programma di governo siglato da Lega e Movimento 5 Stelle).

Tra le decine di cameramen e fotografi inizia cos a serpeggiare un certo stupore. Mai, raccontano, in tanti anni e in tante tragiche mattine avevano visto qui accadere qualcosa di simile. Alcuni di loro, mentre puntano telecamere e zoom verso il palchetto, ricordano come anche recentemente, in occasione del ritorno della salma di Antonio Megalizzi, il giornalista morto durante l’attacco terrorista a Strasburgo, non ci fosse un cos importante e solenne spiegamento di autorevoli ministri (insieme al Capo dello Stato Sergio Mattarella, ad un certo punto arriv trafelato Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento).

Ora invece ecco Salvini, con la solita giacca impermeabile della polizia, ed ecco pure il responsabile della Giustizia. Non una conferenza stampa. Le conferenze stampa prevedono, infatti, le domande dei giornalisti. In questa circostanza, i microfoni devono solo restare aperti.

Cinque minuti cos.

Le dichiarazioni pi importanti sono due. Salvini: un assassino, marcir in galera. Bonafede: Andr nel carcere di Oristano.

Poi, ricompare lui, Battisti.

Ora tiene il capo lievemente chino. Due agenti, tenendolo sottobraccio, lo accompagnano verso lo sportello aperto di una volante che lo porter via.

Da vicino, alcuni dettagli si notano meglio: le borse sotto gli occhi, i capelli appiccicati sulla fronte, una pancia importante (un po’ colpa, forse, del giubbotto antiproiettile: certo sar un bel ricordo la caipirinha ghiacciata sui tramonti brasiliani).