MILANO Depositato un progetto di legge diretto a modificare i parametri per la determinazione dell’assegno di divorzio. Via il riferimento al tenore di vita ma anche all’indipendenza economica. Lo spunto è arrivato dalle ultime sentenze della Cassazione sull’assegno di divorzio che hanno rivoluzionato un panorama immobile da quasi trent’anni. Difficile immaginare che l’iniziativa vada a buon fine, visto il breve orizzonte di questo Parlamento. Ma potrebbe essere una base per la prossima legislatura per risolvere un problema annoso. Dal 1990, infatti, l’assegno era dovuto al coniuge che non era in grado di mantenere il pregresso tenore di vita matrimoniale; un principio che aveva finito per creare sacche di profonda ingiustizia, come nei casi di assegni a vita dati a coniugi molto giovani o che non avevano dato alcun contributo al ménage familiare a cui facevano da contraltare altri ridotti in uno stato di semipovertà. Eppure la legge sul divorzio, riformata da ultimo nel 1987, prevedeva una serie di criteri volti a ritagliare soluzioni diversificate caso per caso. Criteri che però non sono mai stati concretamente applicati per effetto di una sorta di letargia intepretativa.

Le sentenze che si sono succedute da maggio in poi hanno ribaltato la situazione: l’assegno è dovuto nella misura in cui permette all’ex di essere “economicamente indipendente”, senza nessun riferimento alle singole storie familiari, ai sacrifici fatti dall’uno per permettere all’altro di fare carriera o agli impegni profusi per far crescere i figli. Si è passati da un eccesso di ingiustizia (l’assegno sempre e comunque) all’altro (l’assegno solo se si è vicini alla “soglia di povertà“).

I parlamentari hanno percepito l’esigenza di correggere le storture giurisprudenziali ed è stato depositato un progetto di legge diretto a modificare i parametri per la determinazione dell’assegno di divorzio. Via, dunque, il riferimento al tenore di vita ma anche all’indipendenza economica. L’intenzione è di recuperare il parametro compensativo e risarcitorio. L’assegno è dovuto nella misura in cui è funzionale a riequilibrare le disparità economiche che si creano col divorzio, tenendo conto delle condizioni economiche, del contributo dato alla famiglia, degli impegni nei confronti dei figli, delle concrete possibilità di riciclarsi sul mercato del lavoro, delle rinunzie fatte per la famiglia. Inoltre viene introdotta, la possibilità dell’assegno a tempo ovvero concesso per un periodo che possa servire al coniuge debole a riacquistare una capacità professionale e lavorativa.

Il testo, però, dovrà essere meglio armonizzato e soprattutto scritto in modo tale da non lasciare troppo spazio a interpretazioni eccessivamente creative; l’introduzione del divorzio con addebito, previsto nel disegno di legge, rischia di dar luogo a processi infiniti. L’assegno a tempo invece potrebbe essere ispirato ai modelli dei paesi vicini al nostro, come in Francia e in Spagna.

*Codirettore deIl Familiarista di Giuffrè Editore