Da questa mattina Alberto Scanu, 52 anni, amministratore delegato della Sogaer (società che gestisce l’aeroporto di Cagliari) si trova nel carcere di Uta. L’imprenditore è stato arrestato in un’operazione condotta dalla Guardia di Finanza – nucleo polizia tributaria – per motivi estranei alla posizione ricoperta nello scalo sardo. Nel pomeriggio Scanu si è dimesso dalla carica di amministratore delegato Sogaer.

L’accusa nei suoi confronti è di bancarotta fraudolenta da 60 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione opaca di numerose società – decine – del settore sanitario a lui riconducibili e di fatto amministrate, tutte nello stesso territorio: tra Cagliari e l’hinterland. Dietro ci sarebbe un giro di prestanome utile a reindirizzare denaro e continui, reiterati episodi di fallimenti causati da fondi sottratti: queste nel dettaglio le contestazioni.

A chiedere il provvedimento il pm della Procura di Cagliari Giangiacomo Pilia, con la firma del gip Giampaolo Casula. Altre otto le persone coinvolte nelle indagini, partite circa un anno fa con una serie di accertamenti fiscali e contabili. Ai domiciliari anche la sorella di Scanu, di 49 anni, il commercialista Giovanni Pinna di Quartu Sant’Elena (53 anni) e un altro collaboratore rintracciato a Milano, Valdemaro Giuseppe Peviani di 83 anni.

Scanu è un nome molto noto nell’ambiente industriale sardo: dopo la laurea in giurisprudenza – fin da giovanissimo – è stato socio e amministratore di varie società nel campo immobiliare, produzione di energia rinnovabile (fotovoltaico in particolare) e ancora, soprattutto, ha gestito nella sanità cliniche private convenzionate con il sistema pubblico. In contemporanea è partita la scalata in Confindustria: prima presidente di Confindustria giovani – dal 2001 – poi Confindustria Sardegna meridionale e quindi regionale (dal 2012 fino ad aprile di quest’anno).

Nel 2017 Scanu era uscito con un’assoluzione da un’inchiesta giudiaria che riguardava proprio lo stesso ambito, quello della sanità privata, con la sorella sempre al fianco: al centro il crac della clinica città di Quartu (con arresti, sequestri giudiziari) e una bancarotta da 13 milioni di euro. In quel caso erano stati distratti fondi verso altre società proprio mentre era ancora in corso il fallimento con un rapporto anomalo con le banche – tra cui il Banco di Sardegna – citate in una nota della Banca d’Italia. Nello stesso giudizio abbreviato erano invece stati condannati l’ex presidente del Bologna Calcio Sergio Porcedda e l’imprenditore Carlo Uda, rispettivamente a quattro anni e tre anni e quattro mesi di reclusione.