La questione dell’ingresso dell’Arabia Saudita nel cda del Teatro alla Scala a fronte di un finanziamento da 15 milioni di euro infiamma il confronto politico, che si fa di giorno in giorno più teso. Con delle prese di distanza – io non so oppure non c’entro (vedi il ministro Bonisoli, “sono questioni interne”) – che finiscono per irritare e non poco il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Aveva raccomandato a tutti di tacere e di aspettare il cda straordinario del 18 marzo, ma con l’ennesima uscita sui giornali, (dopo quella del sovrintendente Pereira) si vede costretto a mettere i puntini sulle “i”, stavolta rispondendo al presidente della Regione Lombardia, socio di punta della Fondazione insieme al Comune.

“Noto che più di uno non resiste alla tentazione di partecipare al gioco del ‘io non c’ero e se c’ero dormivo’. Oggi si iscrive a questo club il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana”, scrive sulla sua pagina Facebook il sindaco, che del Cda del teatro è anche presidente. Fontana “dice che non ne sapeva nulla”, ha continuato Sala riferendosi all’intervista di Fontana al Corriere. “Presidente, ci spieghi una cosa. Visto che, è tutto verbalizzato, il cda della Scala dell’11 febbraio ha discusso della questione e che la Regione ha una rappresentante nel cda, come faceva a non essere al corrente di una questione così delicata?”.

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“Delle due l’una – mette giù serio – o il suo rappresentante in cda non ha compreso una comunicazione così importante e rilevante per Milano e la Lombardia e non la avverte, e allora lo revochi immediatamente, oppure lei fa il furbo”. Poi ribadisce: “Nel cda del 18 marzo esamineremo le carte, è inutile arrivare a conclusioni prima”.

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Ma quali sono state le dichiarazioni di Fontana? “Questa cosa – ha spiegato nell’intervista – l’ho letta sui giornali e so per certo che la Lega non ha collaborato alla trattativa per un ingresso nel cda”. Era stato il sovrintendente a tirare in ballo il Carroccio e a raccontare del ruolo dell’ex direttore di TelePadania, Max Ferrari, ora consulente di Fontana per per le Relazioni internazionali, nella vicenda. “Aggiungo – e qui arriva il no del governatore – che La Scala è un simbolo importante e prezioso della milanesità, della nostra cultura, è il volto più bello della nostra tradizione, ha un valore quasi sacrale. Quindi se qualcuno mi avesse chiesto un parere su un’operazione di questo tipo avrei espresso la mia contrarietà, a prescindere dai soldi, che certamente servono”.

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Da qui, passa ad altri la palla. “Bisogna chiedere al sindaco e al ministro Bonisoli. Loro la conoscono bene – assicura Fontana – da parte mia, posso dire quello che ho detto a Pereira quando l’ho incontrato, due giorni fa: se altri non avessero cercato di addossare a me e alla Lega la paternità di un’iniziativa di cui non sappiamo niente avrei taciuto, come faccio sempre su queste cose, fino al consiglio d’amministrazione del 18 marzo. E la mia idea è che il sindaco Sala e il ministro Bonisoli avessero intenzione di proseguire le trattative fino a quel giorno”.

Sul futuro del sovrintendente Alexander Pereira, per il quale la Lega ha chiesto il licenziamento in tronco, Fontana dice: “Non mi interessa fare speculazioni, spetta al cda decidere”. E pur apprezzando il lavoro di Pereira per cercare fondi (“sappiamo che quello delle risorse è un problema fondamentale per ogni istituzione culturale, anche per una del valore della Scala”), Fontana precisa: “Un conto è adoperarsi per esportare le produzioni della Scala e portare in giro per tutto il mondo questa nostra cultura, ben altro è cedere pezzi dell’istituzione. Si possono vendere i prodotti della Scala, ma non si può vendere la Scala stessa”.