In un post sul proprio blogAMD, più precisamente il Senior Technical Marketing Manager Robert Hallock, ha spiegato agli acquirenti dei processori Ryzen 3000 “Matisse” come lavorano oggi i processori in boost e idle, annunciando correttivi rispetto all’attuale funzionamento, che al momento non permette di raggiungere le frequenze massime previste, come visto in questo articolo e come emerso dal sondaggio dell’overclock Der8auer.

L’arrivo di nuovi BIOS basati sull’AGESA 1003ABBA e un rinnovato SDK per gli sviluppatori disponibile dal 30 settembre per migliorare i software di monitoraggio, dovrebbero risolvere le incongruenze emerse.


Per quanto riguarda la capacità delle CPU di aumentare la propria frequenza fino ad arrivare al clock massimo con carichi single thread, Hallock è molto chiaro: “la nostra analisi indica che l’algoritmo di boost del processore era affetto da un problema che poteva portare a frequenze operative più basse di quelle previste”.

AMD ha risolto il bug e sta anche esplorando “altre opportunità” per ottimizzare le prestazioni e “migliorare ulteriormente la frequenza”. Come sempre, AMD non si occuperà della distribuzione dell’update in questione, ma si dovrà passare per il tradizionale download dei nuovi BIOS dai siti dei produttori di schede madre.

La casa di Sunnyvale ha visto che i cambiamenti apportati possono aggiungere all’incirca 25-50 MHz alle attuali frequenze di boost sotto diversi carichi di lavoro – l’azienda ha usato per i test PCMark 10 e Kraken.

A influenzare i miglioramenti rimangono però le classiche variabili: tipo di carico, configurazione del sistema e raffreddamento presente nel PC, non solo di dissipatore della CPU. I BIOS basati su AGESA 1003ABBA saranno disponibili in circa tre settimane.

Hallock ha spiegato inoltre come funziona la tecnologia di boost di AMD. “I nostri processori effettuano un’analisi intelligente in tempo reale della temperatura, della corrente che attraversa il regolatore di tensione, la potenza assorbita dal socket, i core sotto carico e l’intensità del carico di lavoro ogni millisecondo”.

A patto che la configurazione sia ben assemblata, i driver del chipset installati, il BIOS ben configurato e il sistema operativo aggiornatissimo, la nuova versione di AGESA dovrebbe garantire di raggiungere la frequenza di picco pubblicizzata da AMD, che ricordiamo essere quella single-thread.

Secondo il dirigente di AMD, un software come PCMark 10 è adeguato per testare la massima frequenza di boost di un processore, mentre programmi come Cinebench, che si svolgono per un periodo di tempo maggiore, potrebbero mostrare frequenze operative inferiori rispetto a quella massima nel corso della sessione.


Hallock ha anche voluto spazzare via le ipotesi secondo cui AMD abbia ridotto volutamente le frequenze di boost con i precedenti AGESA per questioni di affidabilità. “Svolgiamo analisi ingegneristiche approfondite per sviluppare modelli di affidabilità e comprendere la durata dei nostri processori prima di iniziare la produzione di massa”.

“AGESA 1003AB conteneva modifiche per migliorare la stabilità e le prestazioni del sistema, ma non erano state fatte per garantire la longevità del prodotto. Non ci aspettiamo che i miglioramenti apportati alla frequenza di boost con AGESA 1003ABBA abbiano alcun impatto sulla durata di vita del processore Ryzen”.

Hallock ha inoltre parlato del comportamento in idle – quando la CPU è priva o quasi di carico – delle CPU Ryzen 3000. Sul finire di luglio l’azienda ha implementato una serie di cambiamenti software che avrebbero dovuto permettere alle CPU di ignorare le richieste di aumentare la tensione e le frequenze da parte di software leggeri.

“L’obiettivo era rendere il processore più rilassato quando stavate sul desktop, ma pronto a reagire in presenza di carichi probanti”. I cambiamenti in alcuni casi però rendevano la CPU troppo “zelante” e perciò poco incline ad aumentare frequenza e tensione in alcune occasioni.

I BIOS basati su AGESA 1003ABBA modificano anche quel comportamento. AMD parla di un “filtro di attività” che consente all’algoritmo di boost della CPU di ignorare il “rumore intermittente” prodotto dal sistema operativo e dal software.

Tra gli scenari utili per verificare il comportamento della CPU abbiamo la riproduzione video, i launcher dei videogiochi e i software di monitoraggio. Si tratta di casi in cui avvengono richieste regolari per un maggiore stato di boost, ma grazie al filtro di attività, queste vengono schermate.

L’effetto di questo intervento è che vedrete tensioni minori, intorno agli 1,2 volt, per i core che gestiscono attivamente alcune operazioni. “Questa modifica del firmware non è un limite. Il processore è ancora libero di aumentare la propria frequenza se i carichi di lavoro attivi lo richiedono seriamente, perciò dovreste comunque aspettarvi occasioni in cui il processore passerà lungo tutta la gamma di tensioni per cui è stato progettato e testato, da 0,2 V a 1,5 V”.

Infine il 30 settembre AMD rilascerà un nuovo Monitoring SDK che permetterà agli sviluppatori di realizzare software di monitoraggio in grado di riportare in modo affidabile diversi parametri chiave delle CPU. L’attuale versione di AMD Ryzen Master (2.0.2.1271, scaricabile da qui) è già stata aggiornata con un’API chiamata Average Core Voltage che sui Ryzen 3000 mostra le tensioni medie sperimentate su tutti i core per un breve periodo di campionamento dopo aver tenuto conto degli stati sleep, idle, di consumo attivo e della Vdroop.