MILANO – Dopo Apple e Google, la Guardia di Finanza ha accertato una presunta evasione fiscale a carico del colosso dell’e-commerce Usa, Amazon. Nel quinquennio fino al 2014, su un giro di affari da 2,5 miliardi di euro, Amazon, che come sede legale fino al 2015 aveva l’Irlanda, è accusata d aver evaso tasse in Italia per circa 130 milioni. La somma risulta inferiore rispetto a quanto contestato alle altre due società – Google ed Apple – semplicemente perché i margini di guadagno sulle vendite, sono inferiori. La società a marzo dello scorso anno è finita anche nel mirino della procura.

A Google, a fine gennaio 2016, era stato consegnato il “verbale di accertamento” con la contestazione di un’evasione da 300 milioni di euro e successivamente il pubblico ministero milanese Isidoro Palma aveva iscritto nel registro degli indagati per “omessa dichiarazione dei redditi” (articolo 5 del Testo delle imposte sui redditi), tre manager della Google Ireland Limited per cinque annualità, tra il 2008 e il 2013.

Apple invece ha adopttato una strategia collaborativa Strategia adottata ha versato 318 milioni di euro al fisco italiano per definire la partita. L’accusa parlava anche in questo caso di “omessa dichiarazione dei redditi” dal 2008 fino al 2013. Circa 880 i milioni di euro in tutto, di Ires (l’imposta sui redditi delle società) evasa. La cifra versata da Apple è stata pari a quanto richiesto nei verbali di accertamento. La società ha quindi accettato tutti i rilievi delle ispezioni che ha visto impegnati l’Anti-frode, l’Ufficio grandi contribuenti e il ruling delle Entrate. E la formalizzazione dell’accordo ha creato un precedente importante, visto che proprio Apple ha aperto altre pendenze in Paesi Ue.