Un sistema pi efficace contro la mionaccia sui minori che proviene dal web. Un accordo per rendere pi efficace l’impegno contro il cyberbullismo, ossia il fenomeno del bullismo che si sviluppa sul web, stato firmato tra il Garante per la protezione dei dati personali e la Polizia postale.

Cosa prevede l’accordo

Grazie al Protocollo d’intesa, nei casi in cui sia necessario identificare il titolare del trattamento o il gestore del sito internet o del social media dove sia stato pubblicato un contenuto (informazioni, foto, video, ecc.) ritenuto atto di cyberbullismo o sia necessario attuare le decisioni assunte, il Garante pu richiedere l’intervento della Polizia Postale e delle Comunicazioni. La Polizia Postale si occuper, da parte sua, di reperire dati e informazioni sul titolare del trattamento o sul gestore del sito web o del social media, nonch delle eventuali ulteriori fonti web sulle quali siano stati divulgati i contenuti illeciti ed eventualmente di compiere le ulteriori azioni necessarie sulla base delle procedure e degli strumenti, anche al fine di consentire al Garante di intervenire opportunamente.

L’educazione dei giovanissimi a un uso consapevole e corretto del web

In base all’intesa sia il Garante, sia la Polizia postale devono intraprendere non solo le azioni riparatorie su istanza dei minori che si ritengano vittime di atti di cyberbullismo (come l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti a loro riferiti e diffusi in rete) ma anche educare i giovanissimi a un utilizzo consapevole e corretto del web, affiancando le istituzioni scolastiche nella loro opera educativa e di sensibilizzazione.

L’epidemia silenziosa: dalle 235 denunce del 2016 agli oltre 350 casi del 2017

Il Protocollo, sottoscritto dal Presidente del Garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro e dal Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Franco Gabrielli, formalizza la collaborazione, gi da tempo esistente sul piano operativo e trae origine da una recente norma (legge 71/2017). L’obiettivo dell’intesa quello di attivare una rete di intervento coordinata e strutturata per fornire un supporto tempestivo alle vittime di quella che oramai ha assunto i connotati di una “epidemia silenziosa”: infatti dalle 235 denunce del 2016, si passati agli oltre 350 casi del 2017. Altrettanto numerose sono state le segnalazioni e le richieste di aiuto da parte di ragazzi, genitori, insegnanti ed operatori sociali.

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