Il disegno di legge, approvato con 24 sì, 5 astensioni (tra cui PD, Verdi, Lega) e un no (L’Alto Adige nel cuore-Fratelli d’Italia) riguarda le “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano, derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”. “Credo che il governo italiano non si permetterà di impugnare questa legge. Sarebbe un grave affronto, e comunque non ci sarebbero problemi davanti alla Corte costituzionale”, ha detto a margine della votazione Arno Kompatscher, presidente della Provincia autonoma, il quale successivamente ha chiarito la questione. “La denominazione Alto Adige non è

stata abolita. Va ricordato che non sarebbe neanche possibile, visto che la denominazione della Regione Trentino Alto Adige Suedtirol è sancita dalla Costituzione”.

“Il provvedimento – ha spiegato il governatore Kompatscher – riguardava semplicemente un comma della legge omnibus, nel quale la denominazione Alto Adige

è stata sostituita con quella di Provincia di Bolzano”. “Il dibattito – ha proseguito Kompatscher – riguarda il fatto che la dizione tedesca Suedtirol non è stata modificata. Giustamente, va detto, è stato evidenziato che di conseguenza anche in tedesco andrebbe scritto Provinz Bozen. Così però non è stato fatto”. Il presidente della Provincia autonoma ha ribadito che “per il futuro si deve procedere unitamente. La questione della toponomastica comunque può essere trattata in dialogo e comune accordo, tenendo conto delle sensibilità di tutti i gruppi linguistici presenti sul nostro territorio”.

Michaela Biancofiore ha lanciato un appello al ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia e al Commissario del governo di Bolzano “affinché la legge approvata dal consiglio provinciale, a maggioranza etnica Svp-destre, che abolisce il nome Alto Adige, venga immediatamente impugnata”. La deputata FI ha inoltre aggiunto: “Un atto gravissimo di abolizione della toponomastica. Lasciar passare un tale affronto al sistema Paese sarebbe come accettare che una minoranza nazionale che assuma il controllo del governo nazionale, abolisca il termine Italia”.

“Atteggiamenti anti-italiani, non antifascisti”, così il consigliere Alessandro Urzì, deputato di Alto Adige nel Cuore, in riferimento alle critiche che definiscono il termine Alto Adige “autonomista e irredentista”.

Sulla struttura del secondo Statuto di Autonomia per la Regione Trentino-Alto Adige (1972) è intervenuta la riforma costituzionale del 2001, che ha assegnato alle Province autonome di Trento e Bolzano funzioni prevalenti nell’assetto autonomistico. A oggi, la Regione non esercita più rilevanti competenze amministrative dirette, che sono invece in ampia parte delegate alle due Province.