MILANO – Dalla critica iconoclasta, con relativa levata di scudi, all’imbrattamento. Vernice rossa sulla statua che immortala Indro Montanelli all’interno dei giardini di via Palestro, a lui dedicati. Quattro barattoli abbandonati sul posto e sul piedistallo una scritta in spray nero: “Razzista”, sentenzia la prima riga. “Stupratore”, aggiunge la seconda.

È un gesto destinato a riattizzare le polemiche attorno al giornalista e scrittore, e al suo concubinato con una abissina dodicenne durante la guerra coloniale negli anni Trenta, quello compiuto ieri sera a Milano (indaga la Digos) e non ancora rivendicato. E non inedito: l’8 marzo 2019 la vernice versata fu rosa. Tra le immediate condanne, arriva quella del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana: “Proprio non ci siamo. L’odio, la cattiveria e l’astio sono sempre più dominanti sul confronto civile e democratico. C’è da preoccuparsi seriamente”.

Quanto ai Sentinelli, che avevano chiesto la rimozione, il portavoce Luca Paladini precisa: «Noi abbiamo sollevato un discorso alla luce del sole, perché si innescasse una discussione pubblica su Montanelli, rivolgendoci al sindaco. È evidente che non siamo noi ad agire in questo modo. Per quanto ne sappiamo noi, potrebbe essere stato chiunque, anche qualcuno di destra».

L’associazione si era rivolta con una lettera al sindaco Giuseppe Sala e al Consiglio comunale di Milano, ma il sindaco aveva fatto sapere che non avrebbe rimosso il monumento.